L’emergenza igienico-sanitaria che affligge il Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) di Vaccamozzi, situato nel Comune di Erbezzo (Verona) a 1.100 metri di altitudine, solleva interrogativi urgenti sulle condizioni di vita e sulla tutela dei diritti fondamentali di coloro che vi risiedono.
Da dodici giorni, i sessanta ospiti e un operatore si trovano ad affrontare un’assenza di riscaldamento, una situazione resa insopportabile dalle temperature notturne che crollano ben al di sotto dello zero, raggiungendo i sei gradi negativi.
La causa principale, secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Migranti di Verona, sembra risiedere in una criticità nella fornitura di gasolio, combustibile essenziale per il funzionamento dell’impianto di riscaldamento.
La responsabilità di garantire tale fornitura, con conseguenti costi associati, ricade sulla Prefettura di Verona, generando una complessa catena di responsabilità istituzionali.
L’episodio non può essere considerato un mero inconveniente amministrativo, bensì un campanello d’allarme che evidenzia una potenziale inerzia burocratica con conseguenze dirette sul benessere e sulla dignità umana.
La segnalazione è stata prontamente inoltrata non solo al Prefetto Demetrio Martino, ma anche al Sindaco di Erbezzo, Alessio Leso, e al Garante regionale dei diritti della persona, configurando un quadro di allerta a più livelli.
L’Osservatorio Migranti, da tempo promotore di una revisione complessiva del modello di accoglienza e sostenitore della chiusura del CAS di Vaccamozzi, qualifica l’evento come un atto potenzialmente discriminatorio.
La vulnerabilità giuridica e sociale degli ospiti, spesso caratterizzati da profili di fragilità complessi e situazioni di precarietà, li rende particolarmente esposti a forme di pressione e ricatto.
In un contesto di tale vulnerabilità, l’accoglienza dovrebbe essere erogata con un livello di attenzione e rispetto ancora più elevato, garantendo standard minimi di vivibilità e dignità.
L’urgenza di una soluzione rapida e l’analisi delle responsabilità coinvolte sono imprescindibili.
L’episodio solleva interrogativi più ampi riguardanti la gestione dei CAS, l’efficacia dei meccanismi di controllo e la reale capacità delle istituzioni di garantire la protezione dei diritti delle persone accolte, soprattutto in contesti marginali e caratterizzati da condizioni climatiche avverse.
La vicenda del CAS di Vaccamozzi non può essere relegata a un incidente isolato, ma deve stimolare una riflessione critica e un rinnovato impegno nella tutela dei diritti fondamentali di tutti gli individui, senza distinzioni.






