Estorsione e bullismo a Bassano: giubbotto rubato, paura e provvedimenti.

Il 29 ottobre scorso, a Bassano del Grappa, si è consumato un episodio allarmante di estorsione e iniziativa criminosa da parte di un gruppo di minori, culminato nell’identificazione e nella gestione giudiziale dei responsabili.
La dinamica, resa nota dall’intervento dei Carabinieri, coinvolge un giovane di 15 anni vittima di un tentativo di rapina, che ha messo in luce dinamiche di bullismo, pressione sociale e una preoccupante evoluzione di comportamenti devianti tra i più giovani.
La vicenda si è sviluppata quando il 15enne, in sella al suo ciclope in compagnia di un amico, è stato brutalmente fermato da un gruppo di quattro ragazzi.

Questi, con la forza, si sono impadroniti del suo giubbotto di marca, un elemento simbolico che sottolinea la crescente importanza del possesso di beni materiali come strumento di status e potere tra i giovani.

L’aggressione non si è fermata alla sottrazione dell’indumento, ma si è protratta con un’ulteriore, subdola, estorsione: i malfattori hanno proposto alla vittima di restituire il giubbotto in cambio delle sue scarpe, evidenziando una manipolazione psicologica volta a sfruttare la vulnerabilità del ragazzo e la sua naturale aspirazione a recuperare ciò che gli era stato sottratto.
La situazione ha poi raggiunto l’apice con la richiesta di un compenso economico, cinque euro, da parte di uno dei minori, presentato come mediatore per facilitare la restituzione del bene rubato.
Questa richiesta, apparentemente marginale, rivela un’inquietante professionalizzazione nel perpetrare atti illeciti, con una precisa divisione dei ruoli e l’introduzione di un sistema di “tariffazione” per i servizi offerti.
La prontezza di riflessi del ragazzo, che ha inventato una scusa per allontanarsi e confidarsi con la madre, ha permesso di interrompere la spirale di intimidazione e di avviare le azioni successive.

La denuncia presentata alla stazione dei Carabinieri di Rosà ha permesso di identificare i quattro responsabili, uno dei quali, elemento particolarmente significativo, risulta essere un ex compagno di scuola elementare della vittima, suggerendo un pregresso rapporto sociale che potrebbe aver facilitato l’aggressività e la presa di mira.

L’età dei minori varia tra i 16 e i 17 anni, con un individuo di 17 anni residente a Cittadella (PD) particolarmente rilevante per i precedenti di simile natura.

La collaborazione di questo minore, che si è spontaneamente recato in caserma accompagnato dalla madre e ha restituito il giubbotto, testimonia una potenziale sensibilità verso il senso di colpa e una ricerca di redenzione, pur non esonerandolo dalle responsabilità commesse.
I quattro minori sono stati deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Venezia, dove sono stati successivamente disposti provvedimenti ad hoc.

Particolarmente significativa è la collocazione del 17enne cittadellese nella comunità “Principe Azzurro” di Reggio Calabria, un provvedimento che indica la gravità della situazione e la necessità di un percorso educativo e riabilitativo intensivo e lontano dal contesto familiare, presumibilmente incapace di offrire il supporto adeguato.
Questo episodio solleva interrogativi urgenti sulla necessità di rafforzare la prevenzione del bullismo, di promuovere l’educazione civica e di fornire strumenti di supporto psicologico per i giovani, al fine di contrastare l’escalation di comportamenti devianti e di offrire loro un futuro di crescita positiva e responsabile.

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