Leoni di San Zeno: Restauro urgente dopo l’atto vandalico.

Si è conclusa nella serata di ieri un intervento di restauro urgente per i celebri leoni marmorei che vegliano sulla Basilica di San Zeno a Verona, simboli lapidei risalenti al XII secolo e profanati da un atto vandalico avvenuto in prossimità delle festività natalizie.
L’episodio, che ha generato sgomento nella comunità, ha mobilitato immediatamente l’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.
L’intervento di recupero, supervisionato dalla restauratrice Francesca Amati, ha richiesto due giornate di lavoro intenso da parte di un team specializzato.
La complessità dell’operazione è derivata dalla necessità di rimuovere tracce di vernice incastrate nella porosità del marmo, un processo delicato che ha visto l’impiego di due fasi distinte.
Il primo passaggio, eseguito con pennelli a setole morbide e solventi specifici, ha mirato a sciogliere superficialmente le impurità.
Successivamente, è stato utilizzato un gel rigido a base di Agar, un polisaccaride naturale, in combinazione con solventi mirati, per estrarre i residui più radicati e preservare l’integrità del materiale lapideo.
Questo approccio, tecnicamente sofisticato, testimonia la profonda competenza e l’impegno profuso per restituire ai leoni il loro aspetto originario.

Le indagini condotte dalle forze dell’ordine hanno portato all’identificazione e alla denuncia del responsabile, un giovane residente a Verona con legami con gruppi antagonisti.

L’assessora alla cultura, Marta Ugolini, ha espresso sollievo per l’accertamento di responsabilità, sottolineando al contempo la difficoltà intrinseca nel garantire una sorveglianza capillare del vasto patrimonio artistico e culturale della città.
Il vandalismo, fenomeno in crescita negli ultimi anni, rappresenta una sfida seria per la conservazione del patrimonio e mette in discussione il rapporto tra la comunità e i suoi simboli identitari.
Cristiana Beghini, direttrice dell’Ufficio diocesano per i beni culturali ecclesiastici, ha evidenziato come interventi di questo tipo siano purtroppo diventati una routine, a riprova di una tendenza preoccupante di irriverenza e mancanza di rispetto nei confronti del patrimonio storico-artistico.
Questa situazione non è solo un danno economico, ma soprattutto una ferita all’identità culturale della città e una perdita di memoria collettiva.
L’abate di San Zeno, mons.

Gianni Ballarini, ha accolto con favore la rapida conclusione dei lavori, sottolineando il rischio di danni irreversibili che l’atto vandalico avrebbe potuto causare.

Ha lanciato un appello alla città, invitando a una riflessione profonda e alla creazione di un tavolo di lavoro sinergico per definire strategie di prevenzione e di salvaguardia del monumento, riconosciuto a livello mondiale per la sua importanza storica e artistica.

L’episodio, dunque, si configura non solo come un crimine contro il patrimonio, ma anche come un campanello d’allarme per promuovere una maggiore consapevolezza civica e un senso di responsabilità condivisa nella tutela delle radici culturali della comunità veronese.

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