Un episodio di violenza interetnica, scaturito da una faida preesistente, ha scosso la quiete di Mogliano Veneto, culminando in un drammatico scontro armato che ha visto coinvolti diversi cittadini albanesi.
L’intervento tempestivo dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale ha portato al fermo di indiziato di delitto di un uomo trentenne, residente a Mestre, sospettato di aver fatto uso di un’arma da fuoco durante la sommossa.
L’evento, verificatosi in un parcheggio pubblico, si è manifestato come un’escalation di tensioni latenti tra due gruppi di connazionali, riconducibili a differenti dinamiche interne e possibili rivalità economiche o personali.
La colluttazione, caratterizzata dall’utilizzo di coltelli e, soprattutto, di un’arma da fuoco, ha lasciato sul posto tre feriti da arma da taglio, fortunatamente illesi dai proiettili esplosi.
Le indagini, avviate immediatamente, hanno permesso di ricostruire la dinamica degli eventi e di individuare il 30enne, già noto alle autorità e gravato da precedenti penali, come possibile responsabile dell’utilizzo della pistola.
Si tratta di una semiautomatica clandestina, una replica modificata di un modello Glock (Blow TR17), priva di numeri di serie e segni distintivi, elemento che ne comprova l’origine illecita e l’intenzione di eludere i controlli.
L’arma, dopo essere stata utilizzata, era stata abilmente occultata nella vegetazione di un campo, per poi essere recuperata e sequestrata dai militari dell’Arma.
Il provvedimento di fermo è stato emesso in considerazione della gravità dei fatti, del rischio di inquinamento probatorio e del pericolo di fuga dell’indagato, che si trovava in situazione di irregolarità sul territorio nazionale.
L’uomo è stato rinchiuso presso la Casa Circondariale di Treviso, a disposizione della Procura della Repubblica che ne curerà l’iter giudiziario.
L’inchiesta, ora, si concentra sull’identificazione e sulla localizzazione degli altri partecipanti alla rissa, attivamente ricercati, e sulla ricostruzione completa delle motivazioni alla base della faida, al fine di comprendere le complesse relazioni interpersonali e le potenziali implicazioni criminali che si celano dietro questo episodio di violenza, sollevando interrogativi sulla gestione dell’integrazione e sulla sicurezza pubblica.
Il caso sottolinea, inoltre, la sfida posta dalla presenza di armi clandestine, spesso legate a circuiti illegali transnazionali, e dalla necessità di rafforzare i controlli e la prevenzione.

