Si è aperta oggi, a Trieste, una nuova fase nell’indagine sull’autore degli attentati che insanguinarono il nordest italiano per decenni, noto come “Unabomber”.
Davanti al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) Flavia Mangiante, si è avviato un incidente probatorio volto ad esaminare una perizia tecnica di straordinaria mole, un documento di trecento pagine arricchito da un corpus di allegati che ne raggiunge i diecimila, frutto di oltre due anni di meticolosi analisi.
La perizia, più che un semplice rapporto, rappresenta un’immersione profonda nel materiale biologico raccolto sui luoghi degli attentati, una vera e propria mappatura genetica dell’epoca.
L’operazione ha permesso l’estrazione e l’analisi di cinque differenti profili genetici, potenzialmente utili per future indagini o per un confronto con possibili nuovi elementi che emergeranno.
Un aspetto cruciale è che questi profili, con l’eccezione di due peli identificati come appartenenti ad agenti di polizia giudiziaria coinvolti nelle operazioni di disinnesco degli ordigni, non corrispondono a nessuna delle persone attualmente indagate, né agli investigatori che hanno gestito le indagini in passato, e nemmeno ai cittadini che, pur involontariamente, potrebbero essere entrati in contatto con i manufatti esplosivi tra il 1974 e il 2006, anno della fine delle attività del gruppo.
La complessità del caso, e di conseguenza l’udienza, si prospetta particolarmente estesa.
La presenza di un ampio numero di soggetti coinvolti – legali difensori degli indagati, rappresentanti delle vittime, e i consulenti tecnici, Giampietro Lago ed Elena Pili, responsabili della dettagliata illustrazione della perizia – testimonia la delicatezza e la portata dell’operazione.
L’importanza del lavoro di Lago e Pili risiede non solo nella loro capacità di esporre i risultati tecnici in maniera comprensibile, ma anche nell’individuare eventuali punti critici o incongruenze che potrebbero influenzare le successive decisioni giudiziarie.
L’incidente probatorio non è un punto di arrivo, bensì un passaggio fondamentale per la valutazione della validità e dell’attendibilità dei dati genetici, elementi essenziali per ricostruire la catena degli eventi e, possibilmente, per identificare l’autore materiale degli attentati.
La ricostruzione del percorso criminale di “Unabomber” rimane una sfida complessa, un labirinto di indizi e depistaggi che solo una rigorosa applicazione del metodo scientifico e una profonda conoscenza del contesto storico e sociale possono svelare.






