Saonara: Arrestato con laboratorio di armi clandestine. Indagine in corso.

Un’inquietante sequenza di eventi ha scosso la quiete di Saonara, in provincia di Padova, culminando nell’arresto in flagranza di reato di un uomo di origine cinese.

L’operazione, condotta dai Carabinieri della Stazione di Legnaro sotto la direzione della Procura della Repubblica di Padova, è il risultato di un’indagine complessa partita dallo scorso settembre, quando furono rilevate diverse lesioni alla parete esterna di un’abitazione privata, causate da proiettili deformati.

Le indagini, inizialmente focalizzate sull’origine delle ogive in piombo, hanno presto assunto una piega inattesa.
La tracciabilità dei proiettili, attraverso verifiche presso un’armeria del Vicentino, ha permesso di identificare il soggetto sospetto, residente a Saonara a soli 600 metri dal luogo colpito.

L’uomo, formalmente in possesso di un valido porto d’armi e detentore di due armi sportive regolarmente denunziate con relativo munizionamento, aveva precedentemente acquistato una carabina ad aria compressa di libera vendita nel novembre 2023.

La successiva perquisizione domiciliare ha rivelato una situazione ben più allarmante.

Oltre alle armi e munizioni legittimamente detenute, è emerso un vero e proprio laboratorio artigianale dedicato alla modifica e al potenziamento di armi ad aria compressa.

Sono state rinvenute le scatole vuote di due armi ad aria compressa, una carabina corrispondente al calibro delle ogive recuperate sul muro dell’abitazione bersaglio e una pistola dello stesso tipo.
Durante l’interrogatorio, l’uomo ha confessato di possedere le armi corrispondenti alle scatole vuote, recuperandole dal bagagliaio della propria auto.

Le armi sequestrate, sottoposte ad analisi tecniche da un consulente designato dalla Procura, hanno rivelato alterazioni significative che ne hanno incrementato la potenza ben oltre i limiti consentiti dalla legge, configurando di fatto armi comuni da sparo.
La loro mancata verifica presso il Banco Nazionale di Prova ha determinato la loro classificazione come armi clandestine, a cui si aggiungono due silenziatori, dispositivi consentiti unicamente per armi comuni.

L’attività d’indagine ha inoltre permesso di individuare la finestra utilizzata per l’effettuazione dei colpi, rivelando un’accurata preparazione e una premeditazione che amplificano la gravità del reato.

L’arresto solleva interrogativi sulla gestione dei porti d’armi e sulla possibilità di utilizzo di armi apparentemente legali per attività illegali, ponendo l’attenzione sulla necessità di un controllo più stringente e di una maggiore sensibilizzazione sui rischi legati alla manipolazione e all’alterazione di armi, anche ad aria compressa.

L’indagine è in corso per accertare eventuali complici e la destinazione d’uso delle armi clandestine.

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