Il mondo dell’arte contemporanea piange la scomparsa di Andrea Pagnacco, figura di spicco nel panorama artistico veneziano e internazionale, deceduto a Basilea il 10 ottobre.
Nato a Venezia nel 1937, Pagnacco lascia un’eredità artistica complessa e significativa, intrisa di un profondo legame con la sua città natale e segnata da una costante ricerca di nuove forme espressive.
La sua carriera, durata oltre mezzo secolo, si è sviluppata attraverso un percorso di sperimentazione e maturazione che ha visto l’artista confrontarsi con diverse tecniche e tematiche.
Fin dal 1958, anno del suo esordio espositivo, Pagnacco ha saputo affermarsi per la sua capacità di coniugare tradizione e innovazione, creando opere che riflettono un’attenzione particolare alla realtà veneziana, ma anche una visione del mondo aperta e inquieta.
Il riconoscimento della Fondazione Bevilacqua La Masa, che gli ha concesso una prestigiosa borsa di studio presso Palazzo Carminati, ha rappresentato un momento cruciale nel suo percorso artistico, favorendo la sua crescita e il suo sviluppo.
La produzione di Pagnacco si è articolata in cicli tematici di grande respiro, spesso accompagnati da incisori linoleumgrafici, testimonianza del suo interesse per le diverse forme di espressione artistica.
La sua sperimentazione non si è limitata alla pittura e alla grafica; l’artista ha dedicato anche anni alla realizzazione di cortometraggi sperimentali, dimostrando una curiosità intellettuale smisurata e un desiderio costante di superare i confini delle discipline artistiche convenzionali.
L’estate veneziana era un appuntamento imprescindibile per Pagnacco, un’occasione per ritrovare le sue radici e condividere il suo lavoro con il pubblico, spesso in collaborazione con altri artisti.
Tuttavia, l’impatto devastante del Covid nel 2022 ha segnato una svolta drammatica nella sua vita.
La grave infezione ha compromesso la sua mobilità, impedendogli di dipingere in piedi, una postura essenziale per la sua tecnica.
Nonostante le difficoltà, questo periodo ha paradossalmente dato vita al suo ultimo e significativo ciclo tematico: una serie di dipinti che esplorano l’immaginario di isole fantastiche e assurde, un universo onirico che riflette la sua visione unica del mondo.
Il trionfo conclusivo, subito prima della scomparsa, è stata l’inaugurazione di una mostra personale a Basilea, città che ha sempre apprezzato la sua arte.
Il Centro Internazionale della Grafica Venezia Viva, testimone e collaboratore fedele dell’artista fin dagli anni ’60, ha voluto rendere omaggio a Pagnacco esponendo due delle sue opere nella vetrina di “Amor del libro”, un gesto che sottolinea il profondo legame dell’artista con la sua città e con la cultura veneziana.
La vita di Pagnacco è stata costellata da numerosi viaggi e soggiorni in diverse città europee, tra cui Roma, Bonn e Berna, riflettendo una vocazione all’esplorazione e all’apertura culturale.
Il suo percorso artistico, profondamente segnato dalla perdita della moglie, diplomatica svizzera, lo ha visto ritornare più volte a Venezia, testimoniando un legame indissolubile con le sue origini.
La sua opera, presente in oltre ottanta mostre personali e in più di duecento mostre collettive in Italia e all’estero, rimane un prezioso contributo al panorama dell’arte contemporanea, un invito a guardare il mondo con occhi nuovi e a celebrare la bellezza e l’ingegno umano.
La sua partecipazione a fiere d’arte prestigiose come quelle di Basilea, New York, Bologna e Bari, ha contribuito a diffondere la sua opera a livello internazionale.

