La recente ondata di malcontento che ha investito il Teatro La Fenice si articola attorno a una precisa condizione: la nomina di Beatrice Venezia alla direzione musicale, percepita come un elemento di rottura con la tradizione e un’imposizione esterna.
Un sentimento che si traduce, come esplicitamente dichiarato in una lettera aperta dagli abbonati, nella concreta minaccia di non rinnovare l’abbonamento qualora tale incarico diventasse operativo.
La questione non si esaurisce in una mera opposizione all’incremento del 7% previsto per gli abbonamenti della stagione 2025/2026 – un aumento che, sebbene contestato, appare secondario rispetto al nodo centrale della direzione artistica – e che ha visto, stranamente, un numero limitato di abbonati astenersi dal rinnovo.
Il fulcro della protesta risiede nella volontà di preservare l’integrità delle stagioni lirica e sinfonica già programmate dal precedente sovrintendente, Fortunato Ortombina, un programma che, per sua stessa natura, esclude la presenza o l’influenza della nuova direttrice.
In altre parole, si tratta di difendere un percorso artistico consolidato, frutto di un lavoro pregresso e apprezzato dal pubblico, da un’imposizione che ne minaccia la continuità.
Il supporto del pubblico, lontano dall’essere marginale, si è manifestato in maniera tangibile e commovente durante l’inaugurazione della Stagione Lirica 2025-2026 con *La clemenza di Tito* di Mozart.
I sette minuti di applausi, un tributo spontaneo e sentito, sono stati indirizzati all’orchestra, al coro, al direttore Ivor Bolton e all’intero cast, un riconoscimento del valore artistico e professionale del lavoro svolto, e non certo un segnale di approvazione verso le scelte gestionali del sovrintendente Colabianchi, come alcuni tentano di interpretare in modo tendenzioso.
Le reazioni sprezzanti espresse dal sottosegretario Mazzi e dal sindaco Brugnaro rivelano come la disputa si sia ampliata, trascendendo la questione delle nomine per toccare temi più ampi relativi al rispetto del lavoro artistico e alla sua dignità.
Si tratta di un attacco frontale non solo alle competenze e alla professionalità del corpo artistico, ma anche all’intera comunità che fa vivere il Teatro La Fenice.
La mobilitazione degli abbonati non è un atto isolato, ma una dichiarazione di intenti: sostenere attivamente le lavoratrici e i lavoratori del teatro, per affermare i valori fondamentali che ne definiscono l’identità: la dignità del lavoro, la sacralità della musica, la potenza del teatro e il ruolo primario della città.
Si auspica, con fermezza, che la Direzione del Teatro prenda atto di questo messaggio chiaro e inequivocabile e proceda a una revisione delle proprie posizioni, per evitare un ulteriore deterioramento del rapporto con il pubblico e la perdita di un patrimonio culturale inestimabile.
_Anna Pizzati, Pisana Visconti – Firmatarie della lettera aperta degli abbonati del 4 ottobre 2025_

