La recente approvazione, da parte della giunta comunale di Vicenza, del progetto di fattibilità tecnico-economica per il restauro e la messa in sicurezza sismica del complesso monumentale di Santa Corona, segna un passo cruciale nella conservazione del patrimonio culturale vicentino e, più in generale, del patrimonio veneto.
L’intervento, quantificato in un investimento complessivo di 644.838 euro, si avvale di un significativo contributo ministeriale, pari a 535.000 euro, erogato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, evidenziando l’importanza strategica riconosciuta a questa iniziativa a livello nazionale.
La compartecipazione comunale, con un finanziamento di 109.838 euro, sottolinea l’impegno locale nella tutela del bene.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro del programma nazionale di prevenzione del rischio sismico, un programma che, in un’epoca caratterizzata da crescenti eventi tellurici e dalla crescente consapevolezza della fragilità del patrimonio costruito, assume un’urgenza imprescindibile.
La scelta di Santa Corona come prioritaria non è casuale: il complesso, con la sua stratificazione storica e il suo ruolo centrale nella vita cittadina, rappresenta un fulcro identitario per Vicenza e un esempio significativo di architettura religiosa e civile del XVI e XVII secolo.
La vulnerabilità sismica del complesso, aggravata da criticità strutturali consolidate, rendeva imprescindibili interventi mirati e tempestivi.
Il progetto, lungi dall’essere una mera operazione di manutenzione, si propone di attuare una profonda riqualificazione strutturale, impiegando metodologie innovative e tecnologie all’avanguardia, nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia di tutela del patrimonio culturale.
Come evidenziato dall’assessore Cristiano Spiller, l’operazione trascende la mera salvaguardia di una costruzione storica; essa si configura come un investimento nel futuro della comunità, un atto di responsabilità verso le generazioni a venire.
La riduzione della vulnerabilità strutturale non è solo un imperativo etico, ma anche un presupposto fondamentale per garantire la piena e sostenibile fruizione pubblica del complesso monumentale.
Questo significa non solo riaprire le porte a visitatori e fedeli, ma anche restituire gli spazi a iniziative culturali, eventi sociali e attività educative, moltiplicandone il valore e l’impatto sulla vita cittadina.
Il restauro si configura dunque come catalizzatore di sviluppo culturale e sociale, un motore di rigenerazione urbana capace di creare nuove opportunità e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità.
L’intervento rappresenta un tassello importante nel percorso di valorizzazione del patrimonio vicentino, in ottica di un turismo culturale sostenibile e di un’offerta formativa di qualità.

