Lontana, quasi dimenticata dalle cronache locali, impegnata in un ciclo di concerti che mi ha portato a vagare per emisferi, ho percepito l’eco di una vicenda che si è infiammata a Venezia come un incendio improvviso.
La mia attività professionale, per scelta e per necessità, si concentra prevalentemente al di fuori dei confini nazionali; un percorso che mi ha permesso di maturare una prospettiva privilegiata, un certo distacco emotivo, forse, ma anche una maggiore lucidità analitica.
Quest’equivoco, questa tempesta di voci e accuse, richiamano alla mente un’immagine calcistica cara al maestro Boskov, un allenatore che sapeva distillare saggezza nel linguaggio semplice del campo: una partita, una competizione, non si decreta conclusa fino al fischio finale dell’arbitro.
Un monito a non affrettare giudizi, a sospendere il giudizio affrettato, a comprendere la complessità delle situazioni prima di trarre conclusioni definitive.
La Fenice di Venezia, teatro di una storia intricata, un palcoscenico che ha visto alternarsi gloria e ombre, richiede una riflessione che vada al di là degli scompigli superficiali.
Dietro le polemiche si celano interessi, ambizioni, responsabilità individuali e collettive che meritano un’analisi ponderata.
La fretta di etichettare, di condannare o di celebrare rischia di oscurare le verità fondamentali, di banalizzare un patrimonio culturale di inestimabile valore.
Il mio ruolo, in questo momento, non è quello di un giudice o di un accusatore.
Sono una direttrice d’orchestra, abituata a interpretare partiture complesse, a coordinare voci discordanti, a ricercare l’armonia nel caos.
Mi riservo, pertanto, di affrontare la questione più nel dettaglio in un momento opportuno, quando avrò avuto modo di raccogliere informazioni più complete e di valutare gli aspetti cruciali con la serenità che mi compete.
Al momento, mi limito a questa riflessione prudente, un invito a riflettere sulla necessità di un approccio ponderato e consapevole quando si affrontano questioni delicate che riguardano il patrimonio artistico e culturale di un territorio.
La prudenza, in questi casi, è virtù non solo accettabile, ma imprescindibile.







