Venezia: Protesta all’insegna della musica e del dissenso al La Fenice

Un’onda di protesta ha increspato la quiete di Venezia, con circa mille persone che hanno risposto all’appello dello sciopero dell’orchestra e del coro del Teatro La Fenice.

L’azione, animata da un profondo dissenso nei confronti della nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale, ha trasformato Campo Sant’Angelo in un palcoscenico di espressione artistica e rivendicazione sociale.
L’evento si è aperto con un potente gesto simbolico: un’interpretazione partecipata dell’Inno di Mameli, eseguito dagli orchestrali, che ha coinvolto la folla in un coro di patriottismo e solidarietà.
A seguire, un toccante minuto di silenzio, tributo solenne alla memoria dei tre carabinieri caduti nella tragica strage di Castel D’Azzano, un momento di riflessione che ha pesato sul significato del sacrificio e del dovere.
La protesta non si è limitata a una mera manifestazione di forza, ma ha assunto una forma composita, alternando interventi di rappresentanti sindacali, portavoce delle preoccupazioni e delle aspirazioni dei musicisti, a performance musicali che hanno esaltato la ricchezza e la fragilità del patrimonio culturale veneziano.

I brani scelti, non specificati nel resoconto iniziale, hanno probabilmente offerto uno spaccato della vasta gamma di repertorio affrontato dall’orchestra, sottolineando l’importanza della loro arte e la necessità di tutelarla.

L’impatto diretto dello sciopero si è manifestato con la cancellazione della prima rappresentazione di *Wozzeck*, l’opera di Alban Berg che doveva inaugurare la stagione lirica.

La rinuncia a questa performance, un’opera complessa e impegnativa, simboleggia il rischio di compromettere l’eccellenza artistica del Teatro La Fenice e il danno irreparabile che una gestione inadeguata potrebbe causare.

Oltre alla questione della nomina, lo sciopero solleva interrogativi più ampi sulla governance delle istituzioni culturali italiane, sulla valorizzazione del talento artistico e sulla sostenibilità economica degli enti lirici.

La protesta degli orchestrali e del coro rappresenta un campanello d’allarme, un invito a riflettere sul ruolo del teatro come motore di sviluppo sociale e culturale, e sulla necessità di garantire condizioni di lavoro dignitose e opportunità di crescita per i professionisti dello spettacolo.
L’evento veneziano, pertanto, si configura non solo come una disputa interna al Teatro La Fenice, ma come una voce che reclama un cambiamento di paradigma nella gestione del patrimonio musicale italiano.

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