Italia: Occupazione in crescita, ma il manifatturiero è a rischio.

L’Italia al bivio: crescita occupazionale fragile e segnali di preoccupazione nel tessuto produttivoIl quadro economico italiano, negli ultimi tre anni di governo Meloni, presenta un’apparente dicotomia.

Se da un lato si registra un incremento significativo del numero di occupati, superando il milione di unità e raggiungendo picchi storici con oltre 24,2 milioni di lavoratori attivi, dall’altro emergono segnali di squilibri strutturali che ne minano la sostenibilità e la qualità.

L’analisi dell’Ufficio Studi della Cgia evidenzia come questa crescita dell’occupazione non sia stata accompagnata da un corrispondente aumento della produttività, un fattore cruciale per migliorare il potere d’acquisto delle famiglie italiane, attualmente inferiore alla media europea.

L’andamento della Cassa Integrazione Guadagni (CIG) si configura come un campanello d’allarme.

Nel primo semestre del 2024, le ore autorizzate hanno subito un’impennata quasi del 22%, superando le 305 milioni e riflettendo una crescente fragilità di settori chiave.
Sebbene la CIG in deroga abbia subito una contrazione significativa, la CIG straordinaria ha registrato un aumento vertiginoso, quasi il 46,4%, un dato che segnala difficoltà profonde, soprattutto nel comparto manifatturiero, tradizionalmente locomotiva dell’economia nazionale.
Un’analisi più dettagliata rivela come il settore automotive sia il più penalizzato, con un aumento delle ore CIG superiore all’85% nel primo semestre 2024.

Seguono a ruota le industrie metallurgiche, la fabbricazione di macchinari e la produzione di calzature, tutti settori fondamentali per l’export e la competitività del Paese.
Concentrando la loro incidenza superiore al 55% del totale delle ore CIG autorizzate nel manifatturiero.
La situazione è particolarmente drammatica a Termoli, sede di uno stabilimento Stellantis strategico per il Mezzogiorno, dove l’aumento delle ore CIG ha raggiunto livelli allarmanti, superiori al 1255%.
Il Nordovest, in particolare il Piemonte, è la macroarea geografica più colpita, con un aumento del 33,3% legato alla crisi automotive.

Questa disarmonia tra crescita occupazionale e fragilità manifatturiera solleva interrogativi cruciali.
Il modello di crescita attuale appare sbilanciato, incapace di generare un aumento duraturo del reddito disponibile e di ridurre le disuguaglianze.

Il tasso di occupazione femminile rimane persistentemente basso rispetto alla media europea, mentre la quota di Neet (giovani non attivi) continua a rappresentare una sfida sociale ed economica.

La Cgia sottolinea con urgenza la necessità di una gestione oculata e tempestiva dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), un’opportunità unica per modernizzare il Paese, incentivare l’innovazione e promuovere una crescita inclusiva.
La realizzazione di investimenti strategici nei prossimi due anni è essenziale per evitare una nuova recessione, un rischio concreto, come dimostrano le difficoltà economiche che stanno affliggendo anche le principali economie europee come Germania e Francia.
È imperativo, quindi, promuovere politiche che favoriscano la riqualificazione professionale, l’innovazione tecnologica e la sostenibilità ambientale, per costruire un futuro economico più solido e resiliente per l’Italia.

La sfida è complessa, ma l’opportunità di un cambiamento positivo è ancora a portata di mano.

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