A poco più di cinque anni dal suo primo intervento attivo, il sistema Mose di Venezia ha dimostrato la sua cruciale efficacia, neutralizzando 108 eventi di acqua alta, alcuni dei quali avrebbero potuto causare danni catastrofici paragonabili a quello del 2019, con picchi di marea superiori al metro e ottanta.
Il dato, diffuso dall’Autorità per la Laguna di Venezia, Roberto Rossetto, sottolinea non solo l’immediata protezione offerta, ma anche le profonde implicazioni economiche e sociali del progetto.
L’impatto economico di queste innumerevoli emergenze evitate si stima superi i 2,5 miliardi di euro.
Questa cifra, sebbene significativa, è meno di metà del costo complessivo dell’opera, evidenziando un investimento che, al di là del ritorno economico immediato, genera un valore incalcolabile in termini di salvaguardia del patrimonio storico, culturale e del tessuto socio-economico veneziano.
L’incremento di valore degli immobili, in particolare quelli situati al piano terra della città storica, è un ulteriore indicatore del beneficio tangibile del Mose.
Studi di Banca d’Italia quantificano questo aumento in diverse centinaia di milioni di euro, un effetto collaterale positivo che riflette la rinnovata fiducia nella resilienza della città.
Al di là delle cifre, il Mose ha restituito sicurezza alla vita quotidiana dei cittadini, preservato un inestimabile patrimonio artistico e garantito la continuità delle attività produttive, contribuendo a preservare l’identità di Venezia.
L’attualità del Mose risiede nella sua capacità di trascendere la specifica necessità veneziana.
Completato e in fase di perfezionamento con il collaudo tecnico-funzionale, l’opera emerge come un esempio globale di ingegneria finalizzata all’adattamento ai cambiamenti climatici, un modello replicabile per decine di città costiere nel mondo che si trovano ad affrontare sfide simili.
Il Mose non è semplicemente un’opera idraulica; è una testimonianza della capacità umana di innovare e di rispondere alle minacce ambientali.
L’Italia, attraverso la sua competenza industriale e l’eccellenza del suo sistema universitario, ha l’opportunità di posizionare il Mose come capofila di un approccio sperimentale, tecnologicamente avanzato e riproducibile, per la mitigazione degli impatti climatici.
Si prospetta un futuro in cui aziende e istituzioni accademiche collaborino per sviluppare un ciclo di manutenzione innovativo, che non solo garantisca la longevità del Mose, ma stimoli anche l’evoluzione verso un “Mose 2.0”.
Tale evoluzione potrebbe incorporare tecnologie emergenti e soluzioni avanzate, trasformando il Mose da opera di protezione a piattaforma di ricerca e sviluppo nel campo dell’ingegneria climatica.
L’eredità del Mose risiede, dunque, non solo nella sua capacità di proteggere Venezia, ma anche nel suo potenziale di ispirare e guidare l’azione globale per un futuro più resiliente.

