Dalle Dolomiti al Sol Levante: la rivoluzione del sakè italiano conquista il GiapponeUn’inedita brezza di innovazione agricola e enologica soffia dalle montagne italiane verso l’Oriente.
La prima spedizione di sakè italiano, proveniente da una sakagura – la tradizionale cantina di produzione – situata nel cuore delle Dolomiti, è in viaggio verso il Giappone.
Il progetto, guidato da Nicola Coppe, 34 anni, incarna la volontà di unire la tradizione millenaria del sakè con la passione per l’eccellenza agricola italiana, aprendo nuove frontiere per un prodotto unico nel suo genere.
L’imprenditore, con un background che fonde competenze tecniche, esperienza nella birrificazione artigianale e una solida base in microbiologia applicata, ha dato vita a “Riso Sakè” nel 2020.
L’idea è nata da un’iniziativa dell’Università di Pavia, volta a valorizzare le potenzialità del riso italiano.
In particolare, si è scelto il Carnaroli, varietà pregiata ma spesso penalizzata dai prezzi di mercato e dalla predominanza del riso per sushi, per creare un sakè che esaltasse le caratteristiche del territorio e le qualità intrinseche del chicco.
L’innovazione più sorprendente nel lotto destinato a Tokyo è un sakè frizzante, frutto di un’audace contaminazione veneta: l’utilizzo del lievito del Prosecco.
Questa scelta, inaspettata e originale, ha convinto un importatore giapponese ad includere il prodotto nelle offerte delle enoteche e dei ristoranti di lusso della capitale.
La filosofia produttiva di “Riso Sakè” si fonda sull’adattamento dei metodi tradizionali giapponesi ai macchinari moderni, con un’attenzione scrupolosa alla lavorazione del riso: dalla sgranatura e calibrazione, al delicato lavaggio e ammollo, fino alla copertura con il koji, il micelio che trasforma gli amidi in zuccheri.
Un passaggio cruciale è la fermentazione, che dura sei-otto settimane.
Il microclima montano di Feltre, con le sue temperature naturalmente basse, si rivela un vantaggio inestimabile.
L’assenza di necessità di refrigerazione industriale non solo riduce i costi energetici, ma contribuisce anche a conferire al sakè un profilo aromatico distintivo, replicando le condizioni climatiche più rigide del Giappone.
L’acqua pura e mineralizzata della zona completa il quadro, creando le condizioni ideali per la fermentazione.
Il progetto si estende oltre la produzione, coinvolgendo una filiera corta e sostenibile.
Coppe collabora esclusivamente con piccoli risicoltori, valorizzando le loro conoscenze e il loro impegno per la qualità.
Nel 2023, è nata una collaborazione con l’Italian Rice Experiment Station (Ires), un centro di ricerca novarese che ha permesso la prima coltivazione in Italia di una varietà di riso giapponese specificamente adatta alla produzione di sakè, destinata a ritornare in Giappone sotto forma di prodotto italiano.
L’osteria “Fermentazioni”, adiacente alla sakagura, rappresenta un altro pilastro del progetto.
Qui, Coppe forma giovani chef e offre al pubblico la possibilità di conoscere e apprezzare il suo sakè, creando un modello di business sostenibile che integra territorio, ricerca e cucina.
La spedizione verso Tokyo segna una tappa significativa in questa avventura commerciale.
Con una produzione limitata a circa settemila bottiglie all’anno, fino ad oggi distribuite in ristoranti stellati e bistrot selezionati, “Riso Sakè” si apre a nuove prospettive, portando con sé un’immagine di innovazione, eccellenza e territorio italiano.
Questo piccolo ma ambizioso progetto promette di rivoluzionare il concetto di sakè, offrendo al mercato giapponese un prodotto unico e inaspettato.

