Yves Boisset: il maestro della critica sociale lascia il mondo alla soglia degli ottanta

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Yves Boisset, il maestro della critica sociale ed artista da sempre alle prese con la censura, ha lasciato il mondo ai suoi 86 anni nella clinica franco-britannica di Levallois-Perret. La sua partenza segna l’addio a una personalità che aveva saputo instillare nell’immaginario collettivo un senso di ribellione e di dissenso.La vita di Boisset è stata il più totale esempio di come la creatività possa essere schiacciata dai condizionamenti della società. La sua carriera, iniziata negli anni ’60, si era presto trovata alle prese con le forze che volevano silenziare la sua voce, spesso considerata troppo forte e troppo diretta per l’epoca. I suoi primi passi nella regia di cinema lo portarono a lavorare in film d’avanguardia, con titoli che sembravano quasi provocazioni in quel periodo storico.La prima volta che Boisset si trovò davanti al muro della censura fu nel 1968 quando era alla guida del progetto “L’amore ha due volti” ma i primi veri problemi giunsero con “I tre fratelli” del 1979. I motivi di rimostranza erano diversi e molto specifici: le scene più cruente furono tagliate, la storia, il dialogo, ogni dettaglio fu sottoposto a critiche feroci da parte della critica specializzata.La censura divenne per Boisset un ostacolo quasi insormontabile. Nonostante questo, il regista continuò a lavorare ininterrottamente ed è proprio durante gli anni ’80 che conobbe la sua massima espressione artistica e politica, realizzando alcuni dei suoi film più significativi come “La caduta di New York” del 1981, “Il grande freddo”, un’indagine sulla criminalità e sulla società degli anni Ottanta.Ma nonostante questi successi, Boisset continuò a sentirsi oppresso dalle pressioni della censura che lo aveva costretto ad abbandonare la sua ultima opera di denuncia. Il suo ritiro nel 2010 era quasi certamente motivato proprio da questo stato d’animo.Nonostante i suoi tentativi di sfuggire alle pressioni del potere, Boisset non riuscì a liberarsi dalla schiavitù della censura e solo con la sua autobiografia del 2011 “La vita è una scelta”, Boisset sembrava avere superato questo ostacolo.

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