A Padova, un episodio di violenza inaudita ha portato all’emissione di quattro Daspo Willy nei confronti di giovani donne minorenni, un atto che solleva interrogativi profondi sulle dinamiche sociali e sulla crescente preoccupazione per la devianza giovanile.
Il Questore Marco Odorisio ha disposto le misure restrittive, che impediscono alle ragazze, di età compresa tra i 16 e i 17 anni, di accedere e frequentare ogni tipo di esercizio pubblico all’interno del piazzale della stazione ferroviaria e nelle aree circostanti, per un periodo di tre anni.
L’episodio precipuitante è un atto deplorevole: un’aggressione nei confronti di una donna di 58 anni, priva di fissa dimora e affetta da problemi di salute, avvenuta all’interno di un locale il 25 agosto.
La dinamica ha visto coinvolta anche una ragazzina di soli 13 anni, segno di una escalation di comportamenti che intercetta una fragilità collettiva.
La donna è stata vittima di molestie, insulti e, in un gesto di particolare gravità, colpita con una pistola ad acqua.
L’atto di violenza non si è limitato all’interno del locale; le aggressrici hanno strappato alla donna la stampella ortopedica che le consentiva la deambulazione, seguendola fino al piazzale della stazione, dove continuavano a offenderla con gesti derisori, ignorando le sue suppliche e il pianto.
L’intervento delle Volanti e dei Poliziotti di Quartiere è stato tempestivo, ma non ha impedito la consumazione del reato.
L’analisi delle immagini di videosorveglianza ha permesso di identificare le responsabili, che emergono come figure già note alle Forze dell’Ordine per una storia di comportamenti devianti, reati contro i coetanei e, in particolare, verso persone vulnerabili.
Questo quadro suggerisce un disagio sociale più ampio, un malessere che si manifesta attraverso atti di prevaricazione e mancanza di rispetto verso chi è più debole.
I dati statistici relativi ai primi sette mesi dell’anno rafforzano questa preoccupazione.
A Padova e provincia, il numero di minorenni segnalati alla Procura di Venezia è significativo, con un numero elevato di indagati e, purtroppo, di arresti.
Le accuse più frequenti riguardano reati legati alla droga, rapine e lesioni personali, indicatori di una crescente marginalizzazione e di una ricerca di identità distorta.
La Questura ha inoltre incrementato le misure di prevenzione, tra cui i Daspo Willy e gli avvisi orali, quasi triplicando il numero rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Questa escalation di misure repressive, pur necessaria per garantire la sicurezza pubblica, solleva interrogativi sull’efficacia di un approccio puramente punitivo e sulla necessità di investire in strategie di prevenzione e di recupero sociale.
È imperativo agire sulle cause profonde di questo fenomeno, promuovendo l’educazione alla legalità, il sostegno alle famiglie in difficoltà e l’offerta di opportunità formative e ricreative positive per i giovani, al fine di costruire una comunità più giusta e sicura per tutti.
La vicenda di Padova non è un caso isolato, ma un campanello d’allarme che richiede un’attenzione collettiva e un impegno concreto da parte di istituzioni, scuole, famiglie e della società civile nel suo complesso.