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Lanterna Azzurra: famiglie a Meloni, un grido di giustizia.

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A sette anni di distanza, il silenzio istituzionale che grava sulle famiglie delle vittime della strage della Lanterna Azzurra a Corinaldo continua a pesare come un macigno.

In una toccante missiva indirizzata alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i parenti di cinque giovani e di una donna di 39 anni, strappati alla vita in quella tragica notte di dicembre 2018, invocano un sostegno che, a loro dire, è stato a lungo negato, richiamando l’attenzione sulle analogie inquietanti con l’attenzione dimostrata a seguito della recente tragedia di Crans-Montana.

La lettera non è semplicemente una richiesta di aiuto, ma un grido di giustizia, un’accusa velata di dimenticanza e disuguaglianza nel trattamento delle ferite nazionali.

Le famiglie, profondamente segnate dal lutto e dalla frustrazione, evidenziano come la promessa di vicinanza e supporto dimostrata verso le famiglie svizzere contrasta con l’assenza di un reale impegno concreto nei loro confronti.
Non si tratta di invidia, bensì di un’amara constatazione di un divario inaccettabile.
L’inquietudine e l’amarezza sono acuite dalla consapevolezza delle fallacie che hanno portato alla strage.
Il locale, un luogo che avrebbe dovuto garantire sicurezza, si è rivelato un ambiente carente di requisiti essenziali: privo dell’agibilità dovuta e classificato impropriamente come magazzino agricolo, nonostante un iter di controlli giudicato, a posteriori, inadeguato.
Questa dissonanza tra apparenza e realtà, tra promesse di sicurezza e tragica violazione, amplifica il senso di ingiustizia e di abbandono.
La lettera non si limita a ripercorrere gli eventi, ma si proietta verso il futuro, in vista del prossimo giudizio d’appello sulla sicurezza del locale.
Le famiglie chiedono non solo un sostegno morale, che rappresenterebbe un segno tangibile di riconoscimento del loro dolore, ma anche un aiuto materiale, un investimento concreto nella prevenzione di future tragedie.

Si tratta di un appello a una responsabilità collettiva, un monito a non ripetere gli errori del passato, a garantire che luoghi di aggregazione giovanile siano effettivamente sicuri, non solo sulla carta, ma nella realtà dei fatti.
L’auspicio è che questa nuova richiesta, frutto di anni di silenzio e di sofferenza, possa finalmente innescare un cambio di passo, un’azione concreta per onorare la memoria delle vittime e per scongiurare il ripetersi di simili drammi, restituendo alle famiglie un barlume di speranza in un futuro più giusto e sicuro.

La Lanterna Azzurra non debba rimanere solo un luogo di ricordo, ma un catalizzatore per un cambiamento radicale nel sistema di controllo e sicurezza dei luoghi di intrattenimento.

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