La questione della gestione dei rifiuti nelle Marche si rivela un nodo complesso, carico di implicazioni ambientali, economiche e politiche, che polarizza l’opinione pubblica e il dibattito istituzionale.
L’assessore regionale Tiziano Consoli, con franchezza, afferma l’ineluttabilità di un termovalorizzatore, presentandolo come soluzione necessaria per affrontare l’emergenza, pur riconoscendone la natura impopolare.
Un impianto, a suo dire, che dovrà incarnare l’eccellenza tecnologica, minimizzando l’impatto ambientale e rispondendo a standard europei.
Tuttavia, la visione dell’assessore si scontra con un’opposizione coriacea, che si articola tra le forze politiche regionali e le associazioni ambientaliste.
Marta Ruggeri, consigliera del Movimento 5 Stelle, demolisce l’urgenza del termovalorizzatore, sottolineando l’assenza di chiarezza sulle sedi, i tempi di realizzazione e le fonti di finanziamento.
L’affermazione, poi, secondo cui l’impianto sarebbe imposto dall’Unione Europea, viene definita un’inverosimile “narrazione”.
La consigliera espone alternative basate sull’economia circolare, un modello che punta a ridurre drasticamente la produzione di rifiuti e a massimizzare il riutilizzo delle risorse.
Anche l’associazione “Marche a rifiuti zero” contesta la soluzione termovalorizzatrice, ribadendo che non si tratta di una necessità ineludibile.
La loro analisi si concentra sulla causa principale del problema: la persistenza di tariffe rifiuti elevate (TARI), sintomo di una gestione inadeguata.
La vera “svolta”, sostengono, risiede in un cambio di paradigma politico, incentrato sulla prevenzione a monte, sul potenziamento del riuso e della riparazione, sulla riduzione degli imballaggi, sull’introduzione di tariffe puntuali (TARIP) che incentivino la diminuzione dei rifiuti, sul miglioramento della qualità della raccolta differenziata, sulla creazione di impianti di recupero di materiali e sullo sviluppo di filiere industriali dedicate al riciclo.
Il dibattito trascende quindi la mera contrapposizione tra termovalorizzatore e alternative.
Si apre una riflessione più ampia sul modello di sviluppo regionale, sulla necessità di integrare la sostenibilità ambientale con la crescita economica e sulla responsabilità collettiva nella gestione delle risorse.
La soluzione, verosimilmente, risiede in un approccio integrato che combini tecnologie avanzate con politiche di prevenzione, educazione e coinvolgimento attivo dei cittadini, ponendo l’attenzione non solo sulla “fine del ciclo” dei rifiuti, ma soprattutto sulla loro radicale riduzione a monte.
In definitiva, il futuro della gestione dei rifiuti nelle Marche dipende dalla capacità di superare le logiche di breve termine e di abbracciare una visione a lungo termine, improntata alla responsabilità e all’innovazione.







