La tensione si dipana nell’aria come una rete invisibile, intessuta di speranza e terrore.
Non si tratta di una mera manifestazione, un grido isolato nel panorama delle rivendicazioni.
Quello che si sta vivendo in Iran, e che riverbera con eco angosciante fino alle coste dell’Adriatico, è un moto profondo, un terremoto sociale che scuote dalle fondamenta le certezze di un regime.
“Siamo in una rivoluzione,” afferma con voce intrisa di un’intensità fragile, uno studente iraniano, testimone privilegiato di un dramma che si consuma a migliaia di chilometri di distanza, ma che lo tocca nel profondo.
Il suo racconto, condiviso in un incontro carico di emotività presso il Comune di Ancona, si materializza nell’esperienza vissuta di un centinaio di studenti iraniani iscritti all’Università Politecnica delle Marche.
Questi giovani, strappati alle proprie radici per inseguire un ideale di istruzione e libertà, si ritrovano ora a essere portatori di un peso immenso: la sofferenza e la paura di un popolo oppresso.
L’incontro con l’assessore comunale all’Università, Marco Battino, non è solo un gesto di vicinanza, ma una richiesta disperata di ascolto e di azione.
Questi studenti non chiedono pietà, ma un impegno concreto: essere ascoltati, essere amplificati, essere tradotti in un linguaggio comprensibile alle istituzioni italiane ed europee.
La richiesta è chiara: superare l’indifferenza, smettere di considerare la situazione iraniana come una questione meramente politica o diplomatica.
Si tratta di un dramma umano, di una violazione sistematica dei diritti fondamentali, di un massacro silenzioso che si compie sotto gli occhi del mondo.
Gli studenti iraniani non si limitano a denunciare le violenze e le repressioni, ma evidenziano la complessità del contesto.
La protesta non è guidata da un’unica voce o un’organizzazione centrale, ma emerge spontaneamente dal profondo della società, alimentata dalla frustrazione accumulata negli anni, dalla mancanza di opportunità, dalla negazione dei diritti civili e politici.
La loro presenza in Italia, in un’università come l’Univpm, che ha sempre rappresentato un polo di eccellenza e di apertura culturale, li rende particolarmente sensibili alla questione della libertà di espressione e alla necessità di difendere i valori democratici.
La speranza è che il Comune di Ancona e l’Università Politecnica possano fungere da ponte, da megafono per amplificare il grido di aiuto che si leva dall’Iran, sensibilizzando l’opinione pubblica e sollecitando interventi concreti per proteggere i diritti dei cittadini iraniani e per promuovere un cambiamento pacifico e duraturo.
Il silenzio, in questo momento, non è un’opzione.









