La Fiorentina, avvolta in un’annata sportiva segnata da difficoltà e incertezze, si trova ora a confrontarsi con una perdita di portata incommensurabile: Rocco Commisso, 76 anni, figura carismatica e anima pulsante del club, si è spento nella notte italiana, lasciando un vuoto profondo nel panorama calcistico italiano e nel cuore dei tifosi viola.
L’imprenditore italoamericano, giunto in Italia nel 2019 con la ferma volontà di risollevare una società in declino, ha incarnato un modello di presidenza atipico, fatto di passione visceralmente americana, investimenti considerevoli e un’onestà brutale, a volte scomoda, nei confronti di giocatori, allenatori e dirigenti.
La sua visione, inizialmente accolta con cautela, si è rapidamente tradotta in un rinnovato slancio, in un tentativo coraggioso di ricostruire una squadra competitiva e di riportare il prestigio di Firenze ai vertici del calcio italiano ed europeo.
Commisso non fu solo un investitore.
Fu un vero e proprio custode della tradizione viola, un sostenitore appassionato del calcio italiano e un difensore convinto dei valori sportivi.
La sua presenza, anche nei momenti più ardui, ha rappresentato un elemento di stabilità e di speranza, un punto di riferimento per un ambiente spesso dilaniato da polemiche e tensioni.
Il suo impegno economico, sebbene spesso accompagnato da osservazioni critiche per la sua intensità e il suo approccio diretto, ha permesso alla Fiorentina di competere ad alti livelli, di acquisire talenti promettenti e di ambire a risultati significativi.
La conquista di due Conference League, a testimonianza della sua determinazione, hanno rappresentato momenti di esaltazione per la tifoseria, anche se il sogno di un titolo nazionale, inseguito con tenacia, non si è concretizzato.
Oltre ai successi sportivi, l’eredità di Commisso risiede nella sua capacità di aver ravvivato l’orgoglio viola, di aver riacceso la passione dei tifosi e di aver contribuito a creare un legame più forte tra la squadra e la città.
Il suo stile, a volte controverso, ha scosso le dinamiche del calcio italiano, ponendo l’attenzione su temi come la trasparenza, la meritocrazia e la responsabilità.
La sua scomparsa lascia una ferita profonda, non solo per la Fiorentina, ma per l’intero mondo del calcio italiano.
La sua figura, emblema di un’italianità americana vibrante e autentica, rimarrà impressa nella memoria di chi lo ha conosciuto e di chi ha avuto la fortuna di assistere alla sua appassionata avventura viola.
Il futuro del club, ora, dovrà confrontarsi con la sfida di onorare la sua memoria, perseguendo con determinazione i suoi ideali e portando avanti il suo sogno di una Fiorentina vincente e orgogliosa.






