La recente decisione della Corte di Cassazione ha posto un punto fermo sul caso che coinvolge l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, segnando una battuta d’arresto per la sua difesa.
Il ricorso straordinario presentato dai suoi legali, volto a contestare la condanna a un anno e dieci mesi per traffico di influenze, è stato dichiarato inammissibile, consolidando la sentenza che lo vede detenuto dal 2024.
L’istanza di revisione, avanzata dall’avvocato Cesare Placanica, si concentrava specificatamente sulla questione dell’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, un elemento cruciale nel primo capo di imputazione mosso ad Alemanno.
La difesa aveva sostenuto che, in seguito alla modifica legislativa che ha comportato l’abolizione del reato contestato, la condanna dovesse essere parzialmente revocata.
La Corte di Appello di Roma aveva inizialmente espresso riserve, ma la successiva decisione della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione aveva confermato la validità della sentenza originaria, rigettando l’istanza di *abolitio criminis*.
La complessità del caso risiede nell’evoluzione del quadro normativo.
L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, infatti, ha introdotto una zona grigia interpretativa, rendendo necessario valutare se le azioni poste in essere da Alemanno, contestate originariamente in termini di abuso d’ufficio, possano essere ricondotte sotto differenti fattispecie di reato o se, al contrario, la loro natura giuridica sia stata irrimediabilmente alterata dall’intervento legislativo.
Questa ambiguità ha alimentato un acceso dibattito giuridico, che ha visto contrapporsi l’interpretazione della difesa, orientata a favorire una revisione della condanna, e quella del Pubblico Ministero, che ha strenuamente difeso la validità della sentenza.
La decisione della Cassazione, con il rigetto del ricorso straordinario, non solo preclude ad Alemanno la possibilità di una revisione parziale della condanna basata sull’argomentazione dell’abolitio criminis, ma solleva anche interrogativi più ampi sulla delicatezza della linea di demarcazione tra la necessità di garantire la certezza del diritto e l’opportunità di adeguare l’applicazione della legge alle mutate condizioni normative.
Il caso apre, pertanto, un importante precedente giurisprudenziale in merito all’interpretazione e all’applicazione retroattiva di leggi penali modificative, un tema di fondamentale importanza per il sistema giudiziario italiano.






