Assolti i medici di Andrea Demattei: nuova svolta nel processo.

La vicenda legata alla tragica scomparsa di Andrea Demattei, lo studente canoista di 14 anni deceduto a seguito di ipotermia nel fiume Entella, ha visto un nuovo capitolo con la pronuncia della giudice Angela Nutini, che ha assolto i due medici intervenuti nelle operazioni di soccorso.
La decisione si inserisce in un quadro processuale complesso, segnato da indagini approfondite e dalla contrapposizione di ricostruzioni divergenti sugli eventi e sulle responsabilità.
La giudice Nutini ha accolto la richiesta di archiviazione presentata per i medici, ritenendo non sussistessero elementi sufficienti per contestare loro alcuna responsabilità nella dinamica che ha portato alla morte del ragazzo.

La decisione fa seguito a un precedente atto, in cui la giudice Carla Pastorini aveva trasmesso gli atti alla Procura per un’ulteriore valutazione della posizione dei medici, sollevando interrogativi sulle azioni intraprese e sulla gestione dell’emergenza.
Parallelamente, la stessa giudice Pastorini aveva già prosciolto gli istruttori della società di canoa con cui Andrea si allenava, decisione inizialmente contestata dalla Procura che aveva chiesto un rinvio a giudizio, poi accolto.
Il processo per gli istruttori è quindi separato da quello relativo ai vigili del fuoco, sei persone – quattro del distaccamento di Chiavari e due sommozzatori – accusati di negligenza e omissione di soccorso.
Le difese, rappresentate dagli avvocati Giorgio Zunino, Roberta Barbanera e Nadia Solari, hanno sempre sostenuto l’impegno profuso dai propri assistiti, sottolineando i rischi assunti durante le operazioni di recupero.
La ricostruzione degli eventi narra di un allenamento di gruppo che ha visto Andrea Demattei rimanere intrappolato nelle acque gelide del fiume.
La permanenza in acqua, unita alle basse temperature, ha determinato un rapido deterioramento delle sue condizioni fisiche, culminato nel trasporto d’urgenza presso l’ospedale Gaslini, dove è deceduto due giorni dopo.

Il pubblico ministero ha prospettato l’esistenza di una catena di errori che, a suo avviso, avrebbero potuto evitare l’esito fatale.

L’avvocato Stefano Savi, difensore dei medici assolti, ha espresso soddisfazione per la decisione, pur manifestando l’amarezza derivante dalla gravità del lutto che ha colpito la famiglia Demattei.
Savi ha ribadito che i medici non potevano essere imputati di alcuna colpa, sottolineando la correttezza delle loro azioni.
La famiglia di Andrea, assistita dall’avvocata Rachele De Stefanis, continua a cercare risposte e a sollecitare una piena chiarezza sulle circostanze che hanno portato alla morte del giovane canoista.

La vicenda, oltre a sollevare interrogativi specifici sulle dinamiche del soccorso, ha riaperto un dibattito più ampio sulla sicurezza nelle attività sportive fluviali e sulla necessità di protocolli di intervento più efficaci per la gestione delle emergenze in ambienti a rischio.

Il processo relativo ai vigili del fuoco rappresenta ora un punto cruciale per accertare le responsabilità e fare luce su una tragedia che ha segnato profondamente la comunità.

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