Celle San Vito dice no alla fusione: difesa di storia e identità.

Il piccolo comune di Celle San Vito, gemma incastonata nel cuore dei Monti Dauni in provincia di Foggia, ha ufficialmente e con fermezza rifiutato l’ipotesi di fusione con altri comuni dell’area.

La decisione, assunta durante una seduta consiliare particolarmente partecipata – con la presenza di ben quaranta dei suoi centoquarantadue abitanti – si è manifestata in risposta a un’iniziativa nata sul piano personale e mediata esclusivamente attraverso i social media, senza alcuna forma di coinvolgimento istituzionale formale.

L’amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Palma Maria Giannini, ha espresso tramite una nota ufficiale profondo dissenso nei confronti di tale proposta, presentata dal sindaco di Castelluccio Valmaggiore, Pasquale Marchese.

La sindaca ha letto in aula una missiva che esprimeva con chiarezza e risolutezza il suo contrasto, un posizionamento coerente e inequivocabile ribadito anche in precedenti confronti e, significativamente, durante un incontro tenutosi a Roma, presso il Senato della Repubblica.
Il rifiuto non si basa su una generica avversione al cambiamento, bensì su una riflessione approfondita e pragmatica.

La comunità di Celle San Vito non intende abbandonare la via del rafforzamento territoriale, ma preferisce consolidare le strutture già esistenti e funzionali, quali l’ambito territoriale sociale che lega sedici comuni e l’area interna Monti Dauni, un’associazione virtuosa che riunisce ventinove realtà dell’Appennino Foggiano.
L’amministrazione comunale ha inoltre sottolineato come, finora, le forme di gestione associata dei servizi non abbiano prodotto benefici tangibili per Celle San Vito, rendendo la prospettiva di una fusione ancora meno allettante.
Al di là delle questioni meramente gestionali, la decisione è profondamente radicata nella volontà di proteggere un inestimabile patrimonio storico e identitario, le cui origini affondano le radici nel Duecento.

Celle San Vito custodisce gelosamente un tesoro linguistico unico: la lingua franco-provenzale, un retaggio culturale riconosciuto a livello nazionale e testimonianza preziosa di una storia millenaria.

Questa eredità, e la ricchezza culturale che essa rappresenta, sono considerate elementi imprescindibili da preservare per le future generazioni.
La comunità è fermamente convinta che qualsiasi percorso possa compromettere la continuità, il valore e la trasmissione di questa identità debba essere evitato con ogni mezzo.
La salvaguardia del patrimonio immateriale si configura quindi come imperativo categorico, ben al di là di considerazioni puramente amministrative.

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