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Contro la contraffazione: Finanza smantella due filiere di lusso

Un’operazione di portata eccezionale, orchestrata dalla Guardia di Finanza, ha inflitto un duro colpo a due sofisticate reti di contraffazione di lusso, smantellando filiere complesse che operavano su scala nazionale.
L’attività, che ha coinvolto oltre ottanta finanzieri impiegati in perquisizioni coordinate in sette province (Como, Varese, Milano, Firenze, Prato, Napoli e Vicenza), ha portato al sequestro di un ingente quantitativo di prodotti falsi – oltre trentamila articoli che includevano borse, foulard, cinture, scarpe e accessori, abilmente riprodotti con i loghi di marchi iconici come Hermès, Louis Vuitton, Yves Saint Laurent, Chanel, Gucci e Prada.

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L’azione non si è limitata al mero sequestro della merce contraffatta, ma ha permesso di individuare e colpire i responsabili, ventiquattro persone indagate per reati connessi alla produzione e alla commercializzazione di prodotti illeciti.

Un elemento significativo emerso dall’indagine è la notevole capacità di queste organizzazioni di strutturare processi produttivi complessi e di distribuire i prodotti attraverso canali diversificati, spaziando da rivenditori compiacenti a piattaforme digitali non autorizzate.

Il valore economico dell’operazione è quantificabile non solo attraverso il sequestro della merce – stimato in milioni di euro – ma anche attraverso la confisca di liquidità per un valore di 620.000 euro, comprendente un numero considerevole di banconote da 500 e 200 euro, indicativo di un giro d’affari illecito particolarmente florido.

Sono state inoltre sequestrate tre autovetture di lusso, impiegate per il trasporto della merce contraffatta, testimonianza della capacità finanziaria delle organizzazioni criminali.
Le due filiere individuate presentavano caratteristiche distinte.

La prima, caratterizzata da una ramificazione territoriale estesa, coinvolgeva soggetti di nazionalità italiana e cinese, che avevano creato un canale autonomo di produzione e vendita di articoli griffati.

Un elemento chiave di questa filiera era la presenza di un capannone clandestino nell’hinterland milanese, dotato di macchinari industriali, matrici di lavorazione, minuteria metallica e scorte consistenti di pellame e tessuti tecnici – materiali di pregio utilizzati per la realizzazione di borse di lusso.
In aggiunta, è stato scoperto un laboratorio artigianale ricavato in un’abitazione milanese, dove venivano assemblati i prodotti semilavorati e gli accessori, a testimonianza di un controllo meticoloso dell’intera filiera produttiva.
La distribuzione finale era affidata a corrieri, che consegnavano la merce a rivenditori, spesso operanti in modo abusivo e sfruttando la visibilità offerta da piattaforme digitali.
La seconda filiera, invece, si appoggiava a un’officina milanese specializzata nella pelletteria, con un cittadino italiano che fungeva da promotore e organizzatore.
L’indagine ha rivelato una capacità di riproduzione dei prodotti quasi indistinguibile dagli originali, sottolineando il livello di competenza tecnica e l’investimento in attrezzature e personale specializzato.
Il divario di prezzo tra i prodotti contraffatti e quelli originali è stato quantificato in un intervallo che, pur rappresentando una significativa riduzione, attestava il valore percepito del marchio e la propensione dei consumatori a privilegiare l’immagine e la prestigiosità associate ai prodotti di lusso.
L’operazione rappresenta un importante contributo nella lotta alla contraffazione, un fenomeno che danneggia l’economia legale, alimenta il mercato nero e può comportare rischi per la sicurezza dei consumatori.

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