La Dakar Classic continua a riservare colpi di scena e a svelare dinamiche inattese, con l’undicesima tappa che ha riscritto parzialmente le gerarchie in classifica.
Una performance sorprendente è stata quella di Paolo Fellin e Werner Gramm, equipaggio regionale che si è distinto con il 30° posto nella tappa, una prestazione che testimonia sia la competenza tecnica che la capacità di gestione di risorse e strategia, qualità essenziali in una competizione di endurance come la Dakar.
Questo risultato positivo ha permesso loro di guadagnare terreno nella classifica generale, portandoli al 49° posto alla vigilia dell’anticipata penultima frazione.
La loro Porsche 959, simbolo di un’era tecnologica pionieristica nel motorsport, si conferma un’arma efficace nelle mani di piloti abili nel domare la sua potenza.
Nel panorama italiano, Josef Unterholzner e Franco Gaioni, fino a quel momento pilastri della competizione, hanno affrontato una tappa complessa, giungendo a 190 punti dai vertici e dovendo inevitabilmente cedere la posizione di prestigio precedentemente conquistata a seguito delle penalità comminate a un team spagnolo.
La loro attuale posizione, il terzo posto con 1.024 punti, li pone comunque a ridosso dei primi, a 101 lunghezze dai cechi Klymciw e Broz, e a 436 dai leader indiscussi, Raisys e Marques, che dettano il ritmo della corsa con una combinazione di velocità e affidabilità.
La differenza di punteggio sottolinea la ferrea competizione che anima la Dakar, dove ogni errore e ogni penalità possono avere conseguenze significative.
Un altro equipaggio italiano di spicco, composto dal presidente di Confindustria Trento Lorenzo Delladio e dal navigatore Guido Guerrini, ha concluso l’undicesima tappa all’89° posto, una performance non eccezionale ma comunque dignitosa.
Nonostante questo risultato, sono riusciti a limitare le perdite nella classifica generale, scivolando di una sola posizione, attestandosi all’81° posto.
Questa tenuta dimostra la resilienza e la capacità di recupero di un team che, pur non puntando al vertice, mira a concludere la competizione con onore, testimoniando il valore dell’impegno e della perseveranza anche in contesti estremi.
La Dakar, in definitiva, non è solo una gara di velocità, ma anche una prova di gestione del rischio, di adattamento e di lavoro di squadra, qualità che trascendono il mero risultato sportivo e riflettono i valori dell’eccellenza italiana in diversi ambiti.

