L’inaugurazione della ‘Funivia delle Mele’ a Predaia, in Val di Non, Trentino, rappresenta ben più di un semplice atto inaugurale: è una dichiarazione di intenti, un simbolo tangibile di come l’agricoltura, quando animata da lungimiranza e orgoglio territoriale, possa elevarsi al centro di un’identità e di un’economia locale.
L’accoglienza che ho riservato a questo evento testimonia la mia profonda convinzione nel valore di iniziative come questa, capaci di reinterpretare il concetto stesso di periferia.
Troppo spesso, la periferia è associata a marginalità, a un ruolo secondario e passivo.
Ma la vera periferia non è geografica, bensì culturale e operativa: è quella condizione che si auto-infligge, scegliendo di rimanere ai margini, rinunciando a un ruolo attivo nella costruzione del proprio futuro.
Qui, nella Val di Non, abbiamo assistito all’esatto opposto: una comunità che, con ingegno e determinazione, ha trasformato un’attività agricola tradizionale in un motore di sviluppo, un faro per l’intera regione.
La ‘Funivia delle Mele’ è l’espressione concreta di questa visione.
Non si tratta solo di un sistema efficiente per il trasporto delle mele, un prodotto eccellenza del territorio, ma di un investimento strategico che valorizza l’intera filiera, creando opportunità di lavoro, sostenendo l’economia locale e promuovendo un’immagine positiva e innovativa del Trentino.
L’impiego di risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sottolinea l’importanza che il governo attribuisce a progetti che coniugano tradizione e modernità, sostenibilità ambientale e crescita economica.
Insieme al Ministro Lollobrigida e al Presidente di Melinda, Ernesto Seppi, abbiamo simbolicamente dato il via a questa nuova era per la Val di Non, un segnale forte che dimostra come l’agricoltura, quando si proietta verso il futuro senza dimenticare le proprie radici, possa essere protagonista di un racconto di sviluppo che trascende i confini territoriali, diventando un modello per l’intero Paese.
Questa iniziativa non è solo un’infrastruttura, ma un investimento nel futuro, un inno alla resilienza e alla capacità di innovare che contraddistingue le comunità agricole più dinamiche e lungimiranti.

