L’Acquario di Genova si arricchisce di un nuovo, affascinante ecosistema, inaugurando una vasca immersiva dedicata ai misteri degli abissi del Mar Mediterraneo.
Questa apertura segna un’importante tappa del progetto europeo ‘Redress’, una collaborazione scientifica di eccezionale valore che unisce le competenze dell’Acquario e dell’Università Politecnica delle Marche, orientata alla conservazione e al restauro degli habitat profondi, spesso dimenticati e gravemente compromessi.
L’installazione non è semplicemente un’esposizione di organismi marini, ma un vero e proprio laboratorio scientifico divulgativo.
Gli esemplari esposti, prelevati con cura nel canyon Dohrn, situato nel Golfo di Napoli e raggiungendo profondità fino a 500 metri, rappresentano un frammento di un mondo quasi inesplorato.
Il percorso di adattamento degli organismi, attentamente monitorato dai biologi dell’Acquario durante il periodo di quarantena, testimonia l’impegno nella salvaguardia e nel benessere di queste creature delicate.
L’importanza di questa iniziativa risiede nell’evidenziare un ambiente cruciale e per lo più ignorato: gli ecosistemi profondi.
Oltre i 200 metri, un regno oscuro e ad alta pressione, si dispiega una biodiversità sorprendente, un mosaico di habitat unici che coprono la stragrande maggioranza della superficie terrestre.
Barriere coralline abissali, imponenti canyon sottomarini, catene montuose sommerse, oasi idrotermali che sputano calore dal cuore della Terra e vaste fosse oceaniche costituiscono un universo a sé, popolato da creature straordinarie, adattate a vivere in condizioni estreme.
Si stima che questi abissi ospitino una quantità di specie sbalorditiva, potenzialmente compresa tra le 500.000 e diversi milioni, la maggior parte delle quali ancora sconosciuta alla scienza.
Purtroppo, questi ecosistemi vitali, essenziali per l’equilibrio globale degli oceani e per la regolazione del clima, sono sottoposti a crescenti pressioni antropiche.
La pesca a strascico, una tecnica devastante che distrugge gli habitat sul fondo marino, l’inquinamento di ogni tipo – da microplastiche a sostanze chimiche – il traffico navale che genera rumore e inquinamento e le attività di estrazione mineraria sottomarina, rappresentano minacce dirette alla sopravvivenza di questi ambienti fragili.
Il Mare Nostrum, culla di civiltà e di una straordinaria biodiversità, è particolarmente vulnerabile a queste pressioni.
La partnership con l’Università Politecnica delle Marche, rinnovata con entusiasmo, sottolinea l’importanza di una sinergia tra ricerca scientifica, azioni di conservazione e comunicazione efficace.
L’obiettivo è sensibilizzare il pubblico, in particolare le giovani generazioni, sull’urgenza di proteggere il patrimonio naturale marino e promuovere comportamenti più sostenibili.
Comprendere e apprezzare la bellezza e la complessità degli abissi è il primo passo verso la loro salvaguardia.

