sabato 30 Agosto 2025
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Gruppo 8: Chiude lo stabilimento, sfruttamento e precarietà

La chiusura dello stabilimento Gruppo 8 a Forlì, azienda operante nel settore del mobile imbottito e controllata dalla multinazionale Htl di Singapore, rappresenta un episodio drammatico che solleva interrogativi profondi sulla tenuta del modello economico attuale e sulla tutela dei diritti dei lavoratori.
La decisione aziendale, comunicata a sorpresa e apparentemente in contrasto con gli impegni presi in sede prefettizia, ha scatenato una reazione immediata e determinata da parte del sindacato Sudd Cobas, che denuncia una strategia deliberata di delocalizzazione produttiva verso la Cina.
La controversia, ormai radicata, affonda le sue origini in un contesto di profonde disuguaglianze e pratiche lavorative precarie.

Già a dicembre, l’azienda aveva adottato una soluzione inedita e discutibile, costringendo i dipendenti, per lo più di origine pakistana, a risiedere all’interno del capannone in attesa di regolarizzazione contrattuale, una situazione che denota una mancanza di rispetto per la dignità umana e una violazione dei principi fondamentali del diritto del lavoro.

Il segnale di una rottura incombente si è materializzato il 3 luglio, con l’avvistamento di dieci container carichi di materiali destinati alla Cina, un chiaro indizio di una strategia di trasferimento della produzione.

Parallelamente, la gestione aziendale ha optato per un approccio repressivo, con licenziamenti massivi, attuati in una fase in cui lo sciopero era appena iniziato, alimentando un clima di paura e incertezza tra i lavoratori.

Secondo il sindacato, la decisione di chiudere lo stabilimento non è frutto di una crisi improvvisa, ma l’esito di un piano premeditato volto a massimizzare i profitti a costo dello sfruttamento e della precarietà.
Le commesse in corso sarebbero state trasferite in una fabbrica di Cesena, caratterizzata a sua volta da condizioni di lavoro inaccettabili.

Questo scenario mette in luce le conseguenze devastanti di un modello economico basato sulla competizione globale e sulla ricerca spasmodica del profitto, che spesso sacrifica i diritti dei lavoratori e danneggia l’immagine del Made in Italy, sinonimo di qualità e artigianalità, ma anche di sfruttamento e disuguaglianze.

La vertenza Gruppo 8 si configura quindi come un campanello d’allarme, che richiede un intervento urgente e coordinato a livello istituzionale e sindacale, volto a garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori, a promuovere un’economia più equa e sostenibile e a tutelare il patrimonio culturale e produttivo del nostro Paese.

La manifestazione prevista per il 6 settembre, a cui hanno aderito numerose associazioni civiche, partiti politici e movimenti sociali, rappresenta un atto di solidarietà verso i lavoratori e un appello alla responsabilità delle istituzioni, affinché si facciano portatrici di valori come la giustizia sociale, la dignità umana e il rispetto del lavoro.

Il mancato pagamento degli stipendi e dei contributi Inps, unitamente alla richiesta di una riduzione dell’orario di lavoro, emergono come ulteriori elementi di una situazione inaccettabile che mette a nudo le debolezze del sistema e la necessità di un cambiamento radicale.

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