Manovra Regione Marche: Agricoltura a rischio, allarme CIA

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La manovra finanziaria 2026 presentata dalla Regione Marche solleva criticità profonde per il tessuto agricolo regionale, come evidenziato dalla Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) Marche.

Sebbene si riconoscano alcuni elementi positivi, come il mantenimento della compensazione dei crediti fiscali, l’innalzamento del tetto del *de minimis* a 50.000 euro triennali e la proroga della sperimentazione sulle Tecnologie per l’agricoltura di precisione (Tea) fino al 2026, il quadro complessivo appare caratterizzato da una visione insufficiente e da investimenti inadeguati a fronte delle sfide attuali.

Il fulcro del dibattito verte sulla Zona Economica Speciale Agricola (Zes Agricola).
La classificazione del credito d’imposta come aiuto di Stato genera ostacoli significativi, limitando la capacità di stimolo e di sviluppo.

L’inclusione dei contributi regionali e dei risarcimenti per danni da fauna selvatica nel limite dei 50.000 euro rischia di penalizzare le aziende più strutturate, quelle situate in aree montane e, più in generale, di compromettere l’accesso a risorse essenziali per la loro operatività.
L’incognita normativa che grava sul settore della canapa industriale a basso contenuto di THC, conseguente al ritiro dell’emendamento che ne avrebbe sancito la legalità del fiore, mantiene in uno stato di precarietà migliaia di imprese, frenando l’innovazione e la crescita economica.

La programmazione della Politica Agricola Comune (PAC), che manterrà la sua attuale struttura nel 2026 con riduzioni già previste, rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione.
L’avvio della nuova programmazione, previsto per il 2027, non offre immediate soluzioni, e la sfida cruciale si concentra ora sulla contrattazione per evitare una convergenza forzata in un Fondo Unico.
Un simile scenario potrebbe portare a un sacrificio dell’agricoltura a favore di altri settori come sanità, welfare o difesa, con conseguenze negative per l’economia regionale e per la salvaguardia del paesaggio.
Le Marche si trovano ad affrontare una crisi sistemica, che investe tutti i comparti agricoli.

I prezzi dei prodotti agricoli, come il grano, rimangono al di sotto dei livelli sostenibili, con impatti diretti sulla redditività delle aziende.

Il settore vitivinicolo, in particolare quello dei vini rossi, è sottoposto a forti pressioni.
La zootecnia soffre della carenza di infrastrutture di lavorazione, costringendo gli allevatori a ricorrere a servizi esterni e aumentando i costi di produzione.

La CIA Marche sottolinea l’importanza strategica delle aree interne, che occupano il 75% del territorio regionale.
Gli agricoltori di queste aree non sono solamente produttori, ma veri e propri custodi del territorio, svolgendo un ruolo fondamentale nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella conservazione del paesaggio.
Particolare attenzione è rivolta alla definizione di “agricoltore attivo” per l’accesso ai fondi PAC.
Una definizione restrittiva, che riconoscesse solo chi trae il proprio reddito esclusivamente dall’agricoltura, escluderebbe molte aziende delle aree interne, penalizzando la loro capacità di operare e di contribuire allo sviluppo locale.
La visione promossa dalla CIA Marche è quella di un agricoltore attivo come chi coltiva e mantiene la terra in buono stato, indipendentemente dalla fonte principale di reddito.

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