lunedì 19 Gennaio 2026

OnlyFans sotto inchiesta: evasione fiscale e nuove sfide per il fisco.

L’inchiesta della Guardia di Finanza di Lodi ha fatto luce su una dinamica finanziaria complessa, riguardante due creator di contenuti per la piattaforma OnlyFans, portando a una ricostruzione dettagliata di redditi non dichiarati all’erario, stimati complessivamente in oltre 250.000 euro.

L’indagine, incentrata su un arco temporale compreso tra il 2021 e il 2025, rivela come la crescente popolarità di questi modelli di business online sollevi questioni cruciali in materia di fiscalità e tracciabilità dei flussi finanziari.

Le due influencer, operando attraverso la piattaforma, hanno generato ricavi derivanti da diverse fonti.

Il modello di business, intrinsecamente legato all’interazione diretta con i propri follower, prevedeva la percezione di canoni di abbonamento mensile, rappresentando una fonte di reddito costante e potenzialmente significativa.

A questa si è aggiunta una componente di donazioni, trasferite direttamente sui conti correnti delle creator tramite bonifico bancario, rendendo più difficoltosa la tracciabilità dei flussi finanziari e la loro inclusione nelle dichiarazioni fiscali.
Le accuse mosse dalla Guardia di Finanza non si limitano alla semplice evasione di imposte dirette, ma estendono la contestazione all’IVA e alla cosiddetta “ethical tax,” una tassa introdotta in alcune giurisdizioni per regolamentare e tassare attività legate alla produzione e distribuzione di materiale esplicitamente sessuale.
L’applicazione di tale imposta, intrinsecamente legata a una complessa valutazione etica e sociale, evidenzia le sfide poste dalla tassazione di contenuti digitali con un elevato grado di sensibilità sociale.

L’indagine evidenzia una lacuna normativa in evoluzione.
I modelli di business emergenti, basati sulla creazione di contenuti digitali e sulla monetizzazione diretta tramite piattaforme online, spesso sfuggono ai tradizionali schemi di tassazione, progettati per un’economia più convenzionale.
La complessità risiede nella difficoltà di definire con precisione la natura giuridica di queste attività e nell’assenza di una regolamentazione specifica che ne disciplini la tassazione.
Questo caso, pertanto, non rappresenta solo un episodio di evasione fiscale, ma solleva interrogativi più ampi sull’adeguamento del sistema tributario alle nuove realtà economiche digitali, sottolineando la necessità di un quadro normativo più chiaro e flessibile per garantire la corretta applicazione delle imposte e la lotta all’evasione fiscale in un’era dominata dalla creazione e distribuzione di contenuti online.
La vicenda si apre a una riflessione più ampia sui limiti dell’attuale sistema fiscale di fronte all’evoluzione dei modelli di business digitali e alla necessità di trovare soluzioni innovative per una tassazione equa e sostenibile.

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