Sulle pendici del Monte Echia, un nuovo simbolo si appresta a definire l’orizzonte di Napoli: “Parthenope”, l’opera monumentale di Lello Esposito, concepita per celebrare il bimillenario e mezzo della città.
La scelta del sito non è casuale, bensì profondamente radicata nella memoria collettiva.
Il Monte Echia, cuore primordiale dell’insediamento greco, rappresenta il punto zero della storia napoletana, il luogo da cui è germogliata una civiltà stratificata e complessa.
Come ha sottolineato il sindaco Manfredi, l’installazione mira a risvegliare la consapevolezza delle radici culturali, a riconnettere il presente con un passato ricco di significato e a riaffermare l’identità di una comunità.
L’iter di realizzazione, come evidenziato, necessita di un’attenta valutazione tecnica e architettonica, un processo delicato che coinvolge esperti e progettisti per garantire l’integrazione dell’opera nel contesto paesaggistico e urbano.
L’affluenza del pubblico sull’area, con un milione di persone che hanno già utilizzato l’ascensore, testimonia l’interesse diffuso e la necessità di un’opera che amplifichi la narrazione del luogo.
Svelata nelle suggestive Scuderie Sansevero, l’opera si presenta come un’ibrida figura femminile, un’allegoria della femminilità arcaica reinterpretata in chiave contemporanea.
L’utilizzo dell’alluminio conferisce leggerezza e respiro all’opera, mentre la fusione del corpo umano con le fattezze di un gallo, da sempre associato a presagi positivi e alla rinascita, crea un ponte inatteso con la mitologia delle sirene volatili, figure eterne dell’immaginario napoletano.
Il Vesuvio rovesciato, scolpito nelle zampe del gallo, introduce un elemento di drammaticità e riflessione, simbolo di una terra plasmata dalle eruzioni e dalla resilienza.
Lello Esposito, durante la presentazione, ha espresso come la sirena, figura fluida e multiforme, sia da sempre una costante nel suo percorso artistico, un invito a esplorare le metamorfosi dell’identità.
L’opera si configura dunque come una declinazione contemporanea di un’iconografia millenaria, un tentativo di rendere tangibile l’essenza di una città multiforme e in continua evoluzione.
Il canto del gallo, che annuncia l’alba e la promessa di un nuovo giorno, incarna il desiderio di speranza che anima Napoli, una città capace di reinventarsi e di accogliere il futuro con ottimismo.
L’augurio del cardinale Battaglia, che ha definito Napoli una “sirena bellissima”, invita a risvegliare le coscienze e a preservare la memoria di una città che ha saputo incarnare valori di accoglienza, resilienza e profonda umanità, valori che continuano a definire l’anima del popolo napoletano.
“Parthenope” si propone quindi come un faro, una nuova icona capace di illuminare il cammino di una città intrisa di storia, mito e speranza.

