Porti dell’Adriatico: stabilità, calo container e crescita ferroviaria

Il sistema portuale dell’Adriatico Orientale, comprendente i porti di Trieste e Monfalcone, ha concluso il 2024 con un quadro complesso, segnato da una relativa stabilità nella movimentazione complessiva di merci, contrastata da un significativo ridimensionamento dei volumi di container, ma allo stesso tempo corroborato da un aumento marcato del traffico ferroviario.
Un bilancio che, nel contesto di un’economia globale travagliata da tensioni geopolitiche e da una volatilità strutturale dei flussi commerciali, evidenzia la resilienza e l’adattabilità di una piattaforma logistica cruciale per l’Europa centro-orientale.
La movimentazione totale delle merci ha superato le 64 milioni di tonnellate, con Trieste che contribuisce con circa 60 milioni, registrando un modesto incremento dello 0,7%.

Tuttavia, l’elemento più rilevante è la contrazione dei container, attestati a 681.733 TEU, con una diminuzione del 19%.
Questo calo, apparentemente negativo, è controbilanciato da un significativo aumento del traffico ferroviario, con 11.600 treni transitati nel sistema portuale, rappresentando un incremento del 3,8%.
Questo dato sottolinea una crescente importanza della modalità di trasporto intermodale, con il porto che si configura sempre più come nodo cruciale in una rete logistica europea.
La diminuzione dei volumi di container si è acuita nel secondo semestre dell’anno, direttamente correlata alla riorganizzazione strategica nel settore della logistica globale, in particolare alla dissoluzione dell’alleanza 2M tra MSC e Maersk.

Questa decisione ha portato Maersk a sviluppare una propria infrastruttura operativa nel vicino porto di Rijeka, in Croazia, sottraendo volumi precedentemente gestiti a Trieste.

Nonostante ciò, l’Autorità Portuale pone l’accento su un dato essenziale: la contrazione è quasi interamente concentrata sul trasbordo, che subisce un crollo drastico a 144.803 TEU (-52,81%).

Al contrario, i flussi di hinterland, ovvero i container destinati ai mercati dell’entroterra europeo, mantengono una stabilità notevole a 536.930 TEU (+0,30%), con una crescita significativa dei container pieni, che raggiungono quota 405.015 (+4,90%).

Questa distinzione cruciale rivela un cambio di paradigma: il porto di Trieste sta progressivamente abbandonando un modello basato esclusivamente sul trasbordo a favore di un ruolo più strategico come *gateway* per i flussi reali di import-export, collegando direttamente i mercati produttivi europei con i paesi fornitori.

Il nuovo presidente dell’Autorità Portuale, Marco Consalvo, conferma questa interpretazione, sottolineando che la riduzione dei TEU è quasi interamente imputabile al crollo del trasbordo.
Al contrario, il traffico legato ai mercati europei di destinazione si mantiene solido, e la crescita dei container pieni rafforza l’identità di Trieste come porto orientato ai flussi commerciali reali, piuttosto che a una pura attività di transito.

Il calo dei TEU, quindi, non deve essere interpretato come una perdita di competitività, ma come un processo di selezione qualitativa dei traffici, che privilegia le merci intrinsecamente connesse all’economia produttiva europea.

Si tratta di un cambiamento strutturale che posiziona il porto di Trieste come un attore chiave nella catena del valore, piuttosto che un semplice punto di snodo logistico.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap