Il silenzio assordante di due settimane pesa come macigno sulla comunità di San Giovanni Lupatoto, avvolgendo la famiglia Baroni in un vortice di angoscia.
Il 12 gennaio, Diego, un ragazzo di soli quattordici anni, è scomparso, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile e un interrogativo che brucia le coscienze: dove sia finito? Oggi, la madre, Sara Agnolin, ha scelto una via di comunicazione diretta, intima e disperata, affidando a un video un messaggio di speranza e un appello accorato rivolto al figlio.
Le immagini, semplici e intense, mostrano una donna fragile, ma determinata, che lotta contro le lacrime per raggiungere Diego attraverso lo schermo.
Non si tratta di un’imprecazione, né di una minaccia, ma di un sussurro di amore materno, un invito a rompere il muro del silenzio che lo separa dalla sua famiglia.
“Diego, torna a casa,” ripete con voce rotta dall’emozione, un’implorazione che trascende la sua individualità per diventare il grido di una comunità intera.
Il messaggio è intriso di un profondo senso di perdita e di una fervida speranza.
Sara Agnolin non cerca di minimizzare la situazione, né offre spiegazioni semplicistiche.
Al contrario, sottolinea la centralità di Diego nella loro vita, dipingendo un quadro di affetti e legami che lo attendono ansiosamente: “La tua vita è qui, con noi, con i tuoi amici, con la tua famiglia.
” Questa affermazione è carica di significato: non è solo un invito a tornare, ma una promessa di accoglienza e di amore incondizionato.
L’appello, in sua essenza, si configura come un tentativo di contrastare la paura e la confusione che potrebbero aver allontanato il ragazzo.
Il linguaggio semplice, un gesto di questa comunicazione diretta è anche un atto di sfida.







