domenica 18 Gennaio 2026

Valutazione magistrati: un 99% di eccellenza, davvero?

La pretesa di una valutazione complessiva che assegni l’eccellenza a quasi il 99% del corpo giudiziario solleva interrogativi profondi sulla capacità del sistema attuale di garantire una reale accountability e di stimolare un miglioramento continuo.
Questa apparente unanimità di giudizio non solo appare statisticamente improbabile, ma rischia di offuscare le aree di potenziale debolezza e di soffocare l’innovazione all’interno di un settore cruciale per la funzionalità dello Stato.
La riforma della giustizia, come sottolineato dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, non è un tema elitario, confinato a una ristretta cerchia di operatori del diritto.
Si tratta, al contrario, di una questione che tocca direttamente i diritti fondamentali dei cittadini, la loro percezione di equità e la fiducia che ripongono nelle istituzioni democratiche.
Un sistema giudiziario percepito come lento, inefficiente o incline a decisioni arbitrarie mina alla base la legittimità del potere stesso.
Il referendum del 22 e 23 marzo si configura, in questo contesto, come un’opportunità imprescindibile per avviare un processo di riassetto e modernizzazione.

Non si tratta semplicemente di approvare o respingere una proposta legislativa, ma di innescare un dibattito pubblico ampio e partecipato, volto a ridefinire i parametri della performance giudiziaria e a garantire una maggiore trasparenza nei processi decisionali.
L’introduzione di criteri di valutazione più rigorosi, basati su indicatori oggettivi e misurabili, è essenziale per premiare l’impegno e la competenza dei magistrati più meritevoli, ma anche per individuare e correggere gli errori, promuovendo una cultura della responsabilità e dell’auto-miglioramento.

Un sistema di valutazione equo e trasparente non deve essere una fonte di sanzioni punitive, ma piuttosto uno strumento di crescita professionale, volto a rafforzare le competenze e ad accrescere l’efficienza.

È fondamentale, inoltre, che la riforma affronti le criticità strutturali che affliggono il sistema giudiziario, come i tempi eccessivamente lunghi dei processi, la carenza di risorse umane e tecnologiche, e la frammentazione delle competenze.
La digitalizzazione della giustizia, ad esempio, rappresenta un’opportunità concreta per accelerare i tempi decisionali, ridurre i costi e migliorare l’accesso alla giustizia per i cittadini.

L’importanza di informare adeguatamente l’elettorato sui contenuti della riforma e sulla natura confermativa del referendum è cruciale per garantire una partecipazione consapevole e responsabile.
Ogni voto ha un peso significativo, poiché non è previsto un quorum minimo per la validità del referendum.

La riforma non è un atto unilaterale del governo, ma un progetto condiviso che richiede il consenso popolare per essere pienamente realizzato e contribuire a restituire fiducia nella giustizia e nelle istituzioni che ne sono custodi.

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