Il Veneto, nell’anno 2024, ha intensificato il proprio impegno nella riduzione delle liste d’attesa, stanziaendo 52 milioni di euro, una cifra significativamente superiore ai 29,2 milioni impiegati nel 2023 (con una porzione di 4,4 milioni già utilizzata nel 2024).
Questa manovra finanziaria, analizzata dalla Sezione Autonomie della Corte dei Conti nella relazione indirizzata al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali, si configura come un tentativo di mitigare un problema strutturale che affligge il sistema sanitario nazionale.
L’impiego di risorse esterne, attraverso l’acquisizione di prestazioni da privati accreditati e il finanziamento di attività supplementari per il personale medico e infermieristico, riflette una strategia volta ad accelerare l’erogazione di servizi sanitari essenziali.
L’esperienza veneta si pone, con una continuità riconosciuta a livello nazionale, come modello di riferimento per altre regioni.
Dal 2017 al 2024, il Veneto è stato costantemente identificato come “best practice”, culminando con una performance eccezionale nel 2023, quando ha ottenuto un punteggio di 288 punti nell’adempimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Questo risultato testimonia un impegno costante verso la qualità e l’efficienza dei servizi offerti.
Tuttavia, l’analisi economica del sistema sanitario regionale rivela dinamiche complesse.
Il costo complessivo della produzione, stimato a 11,25 miliardi nel 2021, ha subito un incremento del 6,88% in soli due anni, raggiungendo i 12,02 miliardi nel 2023.
Questa tendenza all’aumento dei costi è stata ulteriormente accentuata nel quarto trimestre del 2024, con una proiezione che ha quasi raggiunto i 12,3 miliardi.
Sebbene il costo del personale pro capite rimanga relativamente più contenuto rispetto alla media nazionale, si osserva una crescita significativa: da 611 euro nel 2021 a 671 euro nel 2024.
Questa evoluzione, in un contesto di risorse finanziarie limitate, richiede un’attenta gestione e un’ottimizzazione dei processi.
Un elemento di preoccupazione emerso sia dalla Sezione Regionale di Controllo che dalla stessa Corte dei Conti riguarda l’impatto potenziale della carenza di personale sanitario sul funzionamento delle Case e Ospedali di Comunità, strutture cruciali per l’assistenza territoriale.
In risposta a questa criticità, la Regione ha autorizzato l’assunzione di oltre mille unità di personale all’interno del Sistema Sanitario Regionale, con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza territoriale.
Nonostante questo sforzo, la relazione sottolinea che le misure adottate non sono ancora in grado di colmare completamente le lacune di personale, in particolare per quanto riguarda medici e infermieri, limitando la capacità di soddisfare appieno i fabbisogni derivanti dall’attivazione dei nuovi servizi e dal crescente bisogno di assistenza alla popolazione.
La sfida, pertanto, rimane quella di implementare strategie efficaci per attrarre e trattenere personale qualificato, garantendo al contempo la sostenibilità finanziaria del sistema sanitario regionale.








