Il Consiglio regionale delle Marche ha respinto, con voto negativo, le due mozioni presentate dal Partito Democratico in merito alla Zona Economica Speciale (Zes).
L’iniziativa dem, preceduta da due distinti momenti di comunicazione pubblica e di confronto con i territori, mirava a una revisione organica della governance della Zes, focalizzandosi in particolare sulla Carta degli aiuti e sulla definizione delle filiere strategiche per lo sviluppo regionale.
Le proposte avanzate, con l’ambizione di accelerare l’accesso al regime di autorizzazione unica per le imprese marchigiane, includevano anche l’impegno a deviare una ingente somma, pari a 785 milioni di euro provenienti dai fondi strutturali europei (Fesr, Fse+ e Fsc) per sostenere i comuni esclusi dall’attuale perimetro della Carta degli aiuti.
La decisione del Consiglio regionale, frutto di un acceso dibattito che ha visto contrapporsi le posizioni della maggioranza e dell’opposizione, solleva interrogativi cruciali sulla capacità della Regione di agire tempestivamente per massimizzare i benefici derivanti dalla Zes.
L’opposizione dem critica aspramente l’atteggiamento che percepisce come una delega di responsabilità verso l’Unione Europea, senza un piano d’azione concreto e alternativo per colmare le lacune del presente.
“Si percepisce una volontà di eludere la questione, scaricando la responsabilità su Bruxelles senza proporre soluzioni immediate”, ha dichiarato Valeria Mancinelli, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, sottolineando la necessità di un approccio proattivo e di una visione strategica a breve termine.
L’azione del Consiglio, secondo l’opposizione, non offre risposte ai bisogni urgenti delle imprese e dei territori esclusi.
Il Partito Democratico ha insistentemente richiesto l’adozione di strumenti alternativi, auspicando che la maggioranza, se le proposte avanzate non fossero ritenute condivisibili, presentasse a sua volta alternative concrete e attuabili.
La presa d’atto, esplicitata dal Pd, è che l’attuale amministrazione regionale sembra relegare la risoluzione delle criticità alla programmazione a partire dal 2028, un orizzonte temporale giudicato eccessivamente lungo per affrontare le problematiche attuali e sfruttare appieno le opportunità offerte dalla Zes.
Questa prospettiva solleva dubbi sulla volontà politica di investire risorse e impegno per garantire una crescita equilibrata e inclusiva per l’intera regione marchigiana, con particolare attenzione alle aree periferiche e ai settori produttivi che necessitano di un impulso strategico.








