Bari-Bitonto: 642 persone assistite, un anno di Vite Sospese

Nel corso del 2024, l’Arcidiocesi di Bari-Bitonto ha offerto sostegno a 642 individui, articolati in 355 nuclei familiari, attraverso la rete dei centri di ascolto parrocchiali.

Il rapporto “Vite Sospese”, terza edizione del report Caritas diocesano, getta luce sulle complesse dinamiche delle disuguaglianze sociali che affliggono il territorio, delineando un quadro umano caratterizzato da fragilità e marginalità.

L’analisi, derivante da un campione rappresentativo di 15 parrocchie su un totale di 125, rivela una composizione eterogenea tra gli assistiti.

La prevalenza è italiana (70%), ma un’incidenza significativa di stranieri (17%) sottolinea l’intensificarsi dei flussi migratori e le relative sfide di integrazione.

All’interno di questa comunità straniera, spiccano le nazionalità georgiana (24%), marocchina (12%), rumena (11%), nigeriana (9%) e pakistana (5%), ognuna con le proprie storie di resilienza e difficoltà.

Il profilo demografico degli assistiti è segnato da una marcata presenza femminile (64%), a testimonianza di come le disuguaglianze sociali colpiscano in modo sproporzionato le donne.
L’età media si concentra tra i 45 e i 54 anni, evidenziando un progressivo invecchiamento della popolazione assistita, con un 19% over 65 e un’alta percentuale di vedovi (14%), spesso segnati dalla solitudine e da una rete di supporto sociale ridotta.
Il livello di istruzione è un fattore cruciale nel determinare la vulnerabilità economica.

Il 39% degli assistiti possiede solo la licenza media inferiore, mentre il 18% ha un’istruzione elementare, consolidando il legame tra deficit di competenze formali e rischio di impoverimento.

Un dato apparentemente contrastante emerge nell’analisi della popolazione straniera: un 11% possiede il diploma di scuola superiore e un 13% ha una laurea, suggerendo che alcuni percorsi migratori possono portare individui con qualifiche superiori a confrontarsi con barriere all’inserimento lavorativo e alla valorizzazione delle proprie competenze.
La situazione occupazionale è allarmante: il 33% degli assistiti è disoccupato o inoccupato, una condizione che aggrava ulteriormente la precarietà economica e l’esclusione sociale.
La percentuale sale al 15% per gli italiani, indicando una disparità che merita un’analisi più approfondita.

La condizione alloggiativa rivela una diffusa insicurezza abitativa: il 30% vive in case popolari, il 14% in affitto da privati, evidenziando la difficoltà di accedere a un alloggio dignitoso e stabile.
Il rapporto “Vite Sospese” non si limita a presentare dati quantitativi, ma si propone di stimolare una riflessione profonda sulle radici delle disuguaglianze sociali, invitando la comunità ecclesiale e le istituzioni a promuovere politiche inclusive e a sostenere attivamente la dignità di ogni persona, offrendo opportunità concrete di riscatto e di speranza per il futuro.

L’impegno a contrastare l’esclusione sociale si configura come un dovere morale e un’espressione concreta di accoglienza e solidarietà fraterna.

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