L’ospedale Di Venere di Bari si è affermato come polo di eccellenza e punto di riferimento a livello regionale per la gestione chirurgica minimamente invasiva delle patologie discali, con un focus specifico sul trattamento di ernie e protrusioni del disco vertebrale, problematiche frequentemente associate a lombalgie croniche e radicolopatie.
Questa leadership è sancita dalla crescente complessità e raffinatezza delle procedure offerte dall’Unità Operativa di Neurochirurgia, che impiega tecnologie all’avanguardia quali la discolisi, la radiofrequenza e l’impiego del laser.
L’approccio minimamente invasivo, lungi dall’essere una mera semplificazione, rappresenta una vera e propria evoluzione nella chirurgia spinale.
La discolisi, ad esempio, permette la rimozione selettiva del materiale discale compresso attraverso micro-incisioni, minimizzando il danno ai tessuti circostanti.
La radiofrequenza, invece, sfrutta l’energia termica controllata per ridurre il volume del disco e alleviare la compressione radicolare, un processo cruciale per risolvere il dolore e la disfunzione neurologica.
Il laser, in particolare, si distingue per la sua capacità di agire a basse temperature, un fattore determinante per la preservazione della stabilità della colonna e la riduzione del rischio di complicanze.
L’energia laser, infatti, permette di vaporizzare il tessuto discale patologico in maniera precisa e controllata, con una gestione estremamente accurata della coagulazione vascolare e della riduzione della compressione nervosa.
Questo approccio consente, in molti casi, l’utilizzo di anestesia loco-regionale, evitando l’anestesia generale con i suoi correlati rischi.
La brevità degli interventi chirurgici, generalmente compresi tra i venti e i trenta minuti, e la possibilità di eseguire la procedura in regime di day surgery, rappresentano vantaggi significativi per i pazienti.
Il ritorno alla vita quotidiana è notevolmente accelerato, con la possibilità di deambulare e svolgere attività leggere già nelle ore successive all’intervento.
Il neurochirurgo Roberto Settembre sottolinea come queste tecniche rappresentino una soluzione terapeutica mirata, particolarmente indicata per pazienti fragili, anziani o affetti da comorbidità che rendono impraticabili interventi più invasivi.
Allo stesso tempo, offrono un percorso efficace e con cicatrici minime per pazienti più giovani che aspirano a un recupero rapido e una riduzione al minimo del trauma operatorio.
È importante sottolineare che i risultati ottenuti con l’approccio minimamente invasivo si equivalgono a quelli della chirurgia tradizionale in termini di efficacia clinica, ma con un impatto significativamente minore sulla qualità di vita del paziente, grazie alla ridotta necessità di farmaci analgesici post-operatori e alla più rapida ripresa funzionale.
La scelta terapeutica, comunque, rimane sempre personalizzata e basata su una valutazione multidisciplinare che considera le specifiche condizioni del paziente e la complessità della patologia.








