Alice Neri, sentenza a 30 anni: un quadro accusatorio senza appello.

La sentenza di condanna a trent’anni di reclusione inflitta a Mohamed Bedoui Gaaloul per l’omicidio di Alice Neri, una decisione emessa dalla Corte d’Assise di Modena il 23 luglio, si fonda su un’analisi meticolosa e un complesso intreccio di elementi probatori che, seppur non escludano formalmente ogni altra ipotesi, rendono l’innocenza dell’imputato un’affermazione difficilmente sostenibile.

Più che un esercizio di esclusione delle alternative, la decisione della Corte si radica nella forza intrinseca degli indizi a carico, che, considerati nella loro totalità e interconnessione, delineano un quadro accusatorio coerente e disturbante.
Il lungo e dettagliato resoconto della vicenda, distribuito in 248 pagine, ricostruisce un dibattimento segnato dalla complessità delle indagini e dall’esigenza di interpretare reperti e testimonianze in un contesto drammatico e traumatico.
La scomparsa e la successiva scoperta del corpo di Alice Neri, la trentaduenne di Ravarino, carbonizzato all’interno della propria autovettura il 18 novembre 2022, hanno generato un’onda di sgomento e interrogativi che l’inchiesta ha cercato di dirimere.

La ricostruzione della serata precedente la tragedia rivela una sequenza di eventi apparentemente banali, una normale serata di svago trascorsa in un locale con un collega.

Tuttavia, è nel momento immediatamente antecedente alla morte che emerge la figura chiave del tunisino Mohamed Bedoui Gaaloul, fino ad allora completamente sconosciuto nel suo universo.

La Corte sottolinea con forza che l’ultima persona avvistata in compagnia di Alice Neri, con un contatto spaziale e temporale inequivocabile con il luogo e l’ora del delitto, è proprio Gaaloul, incontrato casualmente all’esterno del bar e poi trasportato in auto dalla vittima.

Le contraddizioni interne alle dichiarazioni di Gaaloul costituiscono un elemento cruciale a sostegno dell’accusa.

La Corte evidenzia come le sue narrazioni siano costellate di incongruenze, illogicità e, soprattutto, menzogne, elementi che ne minano la credibilità e suggeriscono un tentativo deliberato di occultare la verità.
L’analisi forense, le testimonianze raccolte e la ricostruzione della scena del crimine convergono nel rafforzare l’ipotesi di una responsabilità diretta da parte dell’imputato.
Pur riconoscendo che la motivazione alla base del gesto criminale resta avvolta nell’ombra, l’accumulo di prove concrete e la fragilità del racconto di Gaaloul hanno convinto la Corte della sua colpevolezza, condannandolo a una pena severa che riflette la gravità del crimine commesso e il dolore inflitto alla famiglia Neri.

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