La sentenza della Corte di Cassazione, depositata a distanza di quasi mezzo secolo dalla tragedia, suggella in modo definitivo la condanna a ergastolo di Paolo Bellini per il suo contributo volontario e consapevole alla Strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Un evento che ha profondamente segnato la storia d’Italia, lasciando un’eredità di dolore e di domande irrisolte, ora parzialmente illuminate dalla rigorosa ricostruzione offerta dalla Suprema Corte.
La decisione, che respinge il ricorso presentato dalla difesa, si fonda su un’analisi approfondita della sentenza della Corte d’Assise d’Appello bolognese, la quale ha riconosciuto a Bellini un ruolo attivo, che va ben oltre la mera presenza sulla scena del crimine.
L’azione di Bellini, secondo la Cassazione, si inserisce in un disegno criminale complesso, orchestrato da un’organizzazione terroristica ramificata, composta da diverse cellule operanti all’interno di varie formazioni eversive di destra.
Queste cellule, unite da un obiettivo comune di destabilizzazione dell’ordine democratico, hanno agito, in alcuni casi, con la complicità, o addirittura sotto la direzione, di elementi deviati all’interno di apparati istituzionali, mossi da logiche di scambio di favori, protezione e compensi economici.
L’imputato non si è limitato a essere un testimone passivo degli eventi.
La sentenza di appello ha individuato una sua partecipazione diretta alla fase cruciale del trasporto, della consegna e del posizionamento di una porzione significativa dell’ordigno esplosivo.
Questa ricostruzione, basata su elementi indiziari rigorosi e privi di vizi logici evidenti, è stata considerata dalla Cassazione sufficiente a corroborare la responsabilità di Bellini.
La sua versione dei fatti, un alibi costruito con cura, si è rivelata non solo infondata, ma deliberatamente manipolata per depistare le indagini.
La sentenza della Cassazione rappresenta una pietra miliare nel percorso giudiziario volto a fare luce sulla verità dietro la strage, un percorso costellato da depistaggi e manipolazioni che hanno deliberatamente tentato di offuscare le responsabilità dei mandanti e degli esecutori materiali.
Gli avvocati Andrea Speranzoni e Alessandro Forti, difensori di parte civile dei familiari delle vittime, sottolineano come questa decisione confermi l’impianto motivazionale delle precedenti sentenze, evidenziando il ruolo cruciale di nuclei neofascisti come Avanguardia Nazionale e Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) nell’esecuzione della strage, verosimilmente utilizzata come copertura per attività eversive più ampie, finanziate e orchestrate dalla Loggia massonica P2.
La sentenza, pur non offrendo una soluzione esaustiva a tutte le incognite che ancora avvolgono la tragedia, sancisce un passo fondamentale verso la giustizia, ridando voce alle vittime e alle loro famiglie.
Rafforza, inoltre, l’importanza di indagare a fondo le connessioni tra organizzazioni terroristiche, apparati deviati dello Stato e logge massoniche clandestine, elementi che potrebbero rivelare un quadro molto più complesso e inquietante di quanto inizialmente ipotizzato.
Il caso Bellini, ora definitivamente chiuso, rimane un monito severo contro l’odio, la violenza e la negazione dello Stato di diritto.








