La Nurra, cuore agricolo della Sardegna, affronta una crisi idrica di proporzioni drammatiche, una spirale di aridità che sta mettendo a dura prova la tenuta economica e sociale di un intero territorio.
La prolungata assenza di precipitazioni, aggravata da un sistema di gestione delle risorse idriche insufficiente, ha innescato una reazione a catena che minaccia l’esistenza di centinaia di aziende agricole e zootecniche, veri pilastri dell’economia locale e custodi di un patrimonio agroalimentare unico al mondo.
Le denunce che giungono dal Centro Studi Agricoli, rappresentato con forza dai suoi vertici Tore Piana e Stefano Ruggiu, delineano un quadro allarmante.
Nonostante la disponibilità di finanziamenti europei destinati agli indennizzi per le perdite subite, l’inerzia dell’Assessorato regionale all’Agricoltura si configura come un cortocircuito burocratico inaccettabile.
La mancata approvazione delle linee attuative, il vero nodo cruciale per l’effettiva erogazione dei fondi, paralizza ogni forma di intervento concreto, alimentando un senso di frustrazione e disperazione tra gli operatori del settore.
La situazione non è solo economica, ma anche sociale.
La necessità di reperire acqua a prezzi elevati per l’irrigazione, l’aumento dei costi dei foraggi, essenziali per l’alimentazione del bestiame, e il mantenimento in vita degli allevamenti mettono a rischio la sopravvivenza di intere famiglie, intrecciate da generazioni con la terra.
Si tratta di un patrimonio di conoscenze, tradizioni e saperi artigianali che rischia di scomparire insieme alle aziende.
L’assordante silenzio del Consorzio di Bonifica della Nurra, ente deputato a gestire le risorse idriche del territorio, amplifica ulteriormente il senso di abbandono.
La mancata convocazione di una riunione con gli agricoltori, un tavolo di confronto urgente e necessario per analizzare la situazione e individuare soluzioni, appare come una chiusura irresponsabile di fronte a un’emergenza che richiede immediatezza e ascolto.
Questo silenzio non può essere interpretato come altro che una grave inadempienza istituzionale.
Il Centro Studi Agricoli, con un appello ultimo e solenne, esorta l’Assessorato e il Consorzio a superare la paralisi e ad agire con tempestività.
La richiesta non è solo un atto di protesta, ma un imperativo etico e civile.
La promessa di manifestazioni pubbliche, qualora le attese non dovessero trovare risposta, è una chiara indicazione della crescente mobilitazione di un territorio esasperato.
La questione non è meramente agricola, ma riguarda la tenuta stessa di un’intera comunità, la salvaguardia del suo paesaggio, della sua cultura e del suo futuro.
È necessario un cambio di paradigma nella gestione delle risorse idriche, investimenti in infrastrutture e un approccio più partecipativo che coinvolga attivamente gli stakeholder locali.
La Nurra non può aspettare, il suo destino è nelle mani di chi è chiamato a proteggerla.







