Il 2014 segnò l’arrivo di Habiba Rami Muhammad Abu Shawish nel mondo, una nascita avvolta dalla speranza, irradiata dalla luce di Gaza.
Ma la sua infanzia, fin da subito, fu un percorso segnato da una realtà brutale e incessante: la guerra.
Non un conflitto distante, narrato a parole, ma un’esperienza vissuta in prima persona, un’entità che plasmò la sua esistenza e, infine, la spegne.
Habiba fu testimone e vittima di un’eredità di sfollamenti.
Cinque volte, lei e la sua famiglia furono costretti ad abbandonare la loro dimora, la torre di Ain Jalout, strappata via da esplosioni che dilaniavano il tessuto urbano.
Trovarono rifugio nella casa della famiglia Al-Bahisi a Deir al-Balah, un’oasi temporanea di stabilità in un mare di incertezza.
Poi, il trasferimento nella zona di Al-Sawarha, seguito da un precario alloggio nel Campo 2, un agglomerato di speranze precarie e ricordi sbiaditi.
La famiglia, resiliente, tentò di ricostruire un nido, riparando una casa parzialmente distrutta da precedenti bombardamenti.
Un atto di sfida contro la distruzione, un tentativo di riaffermare la dignità umana di fronte all’orrore.
Ma anche quel luogo, apparentemente sicuro, non fu risparmiato dalla furia della guerra, un monito costante della precarietà della vita.
Il 23 novembre 2025, all’età di undici anni, Habiba Rami Muhammad Abu Shawish lasciò questo mondo, insieme a tutta la sua famiglia, in un tragico evento nel campo di Nuseirat.
La sua giovane vita, interrotta bruscamente, rappresenta una ferita profonda nel cuore della comunità palestinese e un grido di dolore per l’umanità intera.
Nonostante il contesto di guerra, Habiba coltivò la sua anima con passione e curiosità.
Frequentava la scuola part-time, afferrando ogni opportunità di apprendimento in un ambiente dilaniato dalla violenza.
Il suo talento artistico si esprimeva attraverso il disegno, un mezzo per dare forma ai suoi sogni e alle sue emozioni.
Recitava poesie, trovando conforto e voce in rime che esprimevano la sua speranza e il suo dolore.
Sognava di diventare medico dentista, un desiderio nobile che rifletteva la sua volontà di alleviare la sofferenza altrui.
Habiba desiderava ardentemente la fine della guerra, un sogno semplice ma potente: avere una stanza tutta per sé, uno spazio sicuro e personale dove poter custodire i suoi giocattoli e coltivare la sua immaginazione, lontano dalle esplosioni e dalla paura.
Per onorare la sua memoria e quella di tutti i bambini di Gaza vittime innocenti del conflitto, l’associazione I Sardi soccorso, venerdì 19, presso Viale Trieste 76 a Cagliari, dedicherà una nuova ambulanza del servizio 118 a Habiba.
Un gesto concreto di solidarietà e speranza, un simbolo della volontà di non dimenticare e di continuare a lavorare per un futuro di pace e prosperità per tutti.
Un futuro dove bambini come Habiba possano finalmente vivere la loro infanzia in serenità e sicurezza.

