La Sardegna si confronta con un drammatico paradosso: mentre l’Europa e il resto d’Italia mostrano segnali di miglioramento nella sicurezza stradale, l’arcipelago si erge come un’area di crescente allarme.
I decessi e gli incidenti continuano a mietere vittime, giovani soprattutto, in un contesto che evoca più un campo di battaglia che una rete di comunicazione vitale per la comunità.
La tragica cronaca quotidiana impone una riflessione profonda e una mobilitazione collettiva, ben oltre le semplici dichiarazioni di intenti.
Il Presidente del Consiglio Regionale, Piero Comandini, solleva con urgenza la necessità di un cambiamento strutturale, proponendo l’adozione di una legge regionale organica sulla sicurezza stradale, un atto legislativo che non sia un mero documento formale, ma uno strumento operativo in grado di generare effetti concreti.
L’ispirazione proviene dall’esperienza virtuosa del Piemonte, che ha dimostrato come un approccio integrato e partecipativo possa contribuire a invertire la tendenza.
La legge dovrebbe costituire un ecosistema di sicurezza, che abbracci e coordini le competenze di diversi attori chiave: le Università, per la ricerca e l’analisi dei dati; Anas, per l’ammodernamento e la manutenzione della rete stradale; le Province, per la gestione delle strade provinciali; le associazioni di volontariato e le vittime della strada, portatrici di testimonianze cruciali; le scuole, per la formazione dei futuri cittadini responsabili.
L’intervento non può limitarsi alla mera riparazione delle infrastrutture.
Un aspetto fondamentale è l’investimento nella prevenzione, un percorso educativo che coinvolga attivamente i giovani.
La formazione dovrebbe mirare a sviluppare una cultura della guida consapevole e responsabile, incentrata sull’attenzione, sulla capacità di prevedere i rischi e sul rispetto rigoroso del Codice della Strada.
Inoltre, è imprescindibile un sistema di controlli più efficaci, supportati da tecnologie avanzate e da una presenza più incisiva delle forze dell’ordine.
Il monitoraggio costante dei dati sugli incidenti è essenziale per identificare le aree più critiche e per valutare l’efficacia delle misure adottate.
La sicurezza stradale non è una questione che riguarda solo gli automobilisti, ma l’intera comunità sarda.
È un imperativo morale e un investimento nel futuro, un atto di responsabilità nei confronti delle nuove generazioni.
Solo attraverso un impegno condiviso e una visione strategica sarà possibile spezzare questa spirale di violenza e restituire alla Sardegna le strade sicure e accessibili che ogni cittadino ha diritto di avere.
L’obiettivo non è semplicemente ridurre il numero di incidenti, ma trasformare radicalmente la cultura della mobilità sull’isola, promuovendo un approccio alla guida che valorizzi la vita umana e il benessere collettivo.








