Sardegna, emergenza continuità territoriale: imprese a rischio.

La sfida per la continuità territoriale della Sardegna trascende la mera accessibilità per i passeggeri, configurandosi oggi come una questione di sopravvivenza economica per le imprese insulari.

Un campanello d’allarme lanciato dai Riformatori, che in Consiglio regionale hanno presentato una mozione urgente indirizzata alla Giunta Todde, sollecitando un’azione decisa a livello nazionale e comunitario.

Il fulcro della questione risiede nel riconoscimento formale del trasporto merci come servizio pubblico essenziale, un diritto sancito dall’articolo 119 della Costituzione, specifico per le regioni insulari.
L’attuale quadro politico-economico sardo, secondo i consiglieri di opposizione, è segnato da un divario incolmabile rispetto ad altre isole europee.
La Francia, ad esempio, ha recentemente ottenuto dall’Unione Europea un piano di compensazione di scala significativa, pari a 853,6 milioni di euro per la Corsica nel periodo 2023-2030.
Questa ingente somma, superiore ai 100 milioni di euro annuali, testimonia un impegno concreto nel sostenere il trasporto merci, garantendo un servizio regolare e una capacità minima anche in aree dove le dinamiche di mercato da sole non garantirebbero la copertura della domanda.

Similmente, la Grecia ha implementato il sistema “Metaforiko Isodynamo”, un meccanismo di supporto finanziario che rimborsa la differenza di costo tra il trasporto insulare (marittimo o aereo) e quello continentale, con un investimento annuale variabile tra i 70 e i 150 milioni di euro.

In Sardegna, la situazione presenta un’inversione di tendenza preoccupante.

Durante la stagione estiva, il volume delle merci trasportate registra un’impennata vertiginosa, attestandosi all’80% superiore alla media annuale.
Tuttavia, l’offerta di stive a disposizione non riesce a adeguarsi a questa impennata, generando un paradosso insostenibile: il flusso turistico, in costante crescita, compete con il trasporto commerciale, creando incertezza e compromettere la logistica delle imprese locali.
A questa problematica si aggiunge l’impatto crescente del sistema Ets (Emission Trading System), che incide già oggi per il 40% sul costo delle traversate marittime, con ulteriori aumenti all’orizzonte a partire dal 2026.

La mozione presentata dai Riformatori include una serie di proposte mirate a risolvere questa criticità: l’introduzione di obblighi di servizio pubblico per le compagnie di navigazione, la definizione di una capacità minima garantita, l’istituzione di un Osservatorio regionale dedicato al monitoraggio dei flussi di merci e l’implementazione di misure di compensazione finanziaria per le imprese sarde.
I firmatari della mozione sottolineano la necessità di tradurre le dichiarazioni di intenti in azioni concrete, ribadendo che la Sardegna non ambisce a privilegi, ma a una piena applicazione di un diritto costituzionale.
Gli strumenti per affrontare la situazione esistono, ma è indispensabile una forte volontà politica per attivare un cambiamento strutturale e sostenibile.

La continuità territoriale non è un lusso, ma un prerequisito fondamentale per lo sviluppo economico e sociale dell’isola.

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