La recente decisione della Corte Costituzionale, che ha dichiarato l’incostituzionalità della legge regionale sarda che autorizzava il commissariamento generalizzato delle aziende sanitarie, ha innescato un’escalation legale.
Sei ex direttori generali – Marcello Tidore, Marcello Acciaro, Agnese Foddis, Giuliana Campus, Giorgio Carboni e Simonetta Cinzia Bettellini – hanno formalmente impugnato le procedure di selezione e gli elenchi di idonei per la successione, rivolgendosi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con un ricorso straordinario.
Questa mossa, sostenuta dagli avvocati Matilde Mura e Giulia Atzori, segna un punto cruciale in una disputa che solleva interrogativi fondamentali sull’autonomia regionale, il potere esecutivo e il rispetto dei principi costituzionali.
Gli ex vertici delle Aziende Sanitarie Locali (ASL), dell’ARNAS Brotzu e dell’Areus, nominati nel 2021 durante la giunta di centrodestra guidata da Christian Solinas e in carica dal 1° gennaio 2022, contestano la Delibera della Giunta Regionale n. 48/35 del 17 settembre 2023, che aveva avviato il processo di selezione dei nuovi direttori, e la successiva determinazione dirigenziale del 22 dicembre 2023 che aveva ratificato le valutazioni della commissione.
La controversia si radica nella sentenza n. 198 del 23 dicembre 2023 della Corte Costituzionale, che ha sancito l’illegittimità dell’articolo 14 della legge regionale, ritenendo che il potere di commissariamento delle aziende sanitarie fosse stato esercitato in assenza dei presupposti di legittimità previsti dalla normativa statale.
La Consulta ha sottolineato che la rimozione dei direttori generali deve essere giustificata da gravi inadempienze o situazioni di crisi eccezionali, criteri assenti nel caso specifico.
Questa decisione ha di fatto invalidato il presupposto stesso su cui si era fondata la procedura di selezione in corso.
Il ricorso al Presidente della Repubblica non si limita a contestare l’atto di indizione della selezione, ma mira a invalidare l’intera catena di provvedimenti adottati dalla Regione Sardegna a seguito del commissariamento.
Gli avvocati dei ricorrenti sostengono la violazione degli articoli 97 (buon andamento e imparzialità dell’amministrazione), 98 (diritto di accesso ai documenti amministrativi) e 117 (ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni) della Costituzione, oltre a diverse disposizioni di legge nazionale in materia di nomina dei dirigenti delle aziende sanitarie.
La Presidente della Regione Alessandra Todde ha recentemente emanato il decreto di nomina di nove manager su dodici posizioni, un atto che, secondo gli avvocati, sarà oggetto di ulteriori impugnazioni una volta completata la notifica a tutti i soggetti coinvolti.
L’azione al Capo dello Stato rappresenta un tentativo di ottenere un intervento di garanzia costituzionale, volto a ristabilire la legalità e a tutelare i diritti dei direttori generali “silurati”, oltre a sollevare una questione di principio cruciale per il rapporto tra autonomia regionale e controllo di costituzionalità, con possibili ripercussioni sulla gestione delle sanità pubblica in Sardegna e non solo.
La vicenda evidenzia, in ultima analisi, la delicatezza del bilanciamento tra la necessità di interventi correttivi in situazioni di emergenza e il rispetto dei principi fondamentali che governano l’ordinamento giuridico.

