La questione finanziaria degli enti locali sardi trascende la mera quantificazione del fondo unico; si configura come un imperativo di pianificazione strategica e di garanzia di prevedibilità finanziaria a livello regionale.
Questa urgenza è stata al centro di un’assemblea congiunta del Consiglio delle Autonomie Locali e dell’Assemblea Regionale della Sardegna, in linea con le disposizioni della legge regionale n. 1 del 2005, durante i lavori annuali sullo stato delle autonomie.
Il cuore del dibattito si è focalizzato sulla tenuta finanziaria delle amministrazioni comunali e provinciali, premesse imprescindibili per assicurare servizi essenziali alla cittadinanza, in vista dell’approvazione della legge di Stabilità che destina 11,6 miliardi all’economia sarda.
Un sentimento di frustrazione emerge chiaramente dalle parole di Alberto Urpi, sindaco di Sanluri e rappresentante di Sardegna al Centro 20Venti: gli enti locali sardi percepiscono di essere relegati in una posizione di dipendenza finanziaria dalla Regione, un rapporto che ne limita l’autonomia decisionale.
L’auspicio è la definizione di un meccanismo di adeguamento pluriennale, un vero e proprio patto istituzionale che delinei in maniera trasparente risorse e modalità di erogazione, liberando i comuni da un’incertezza cronica che ne compromette la capacità di programmazione a lungo termine.
Ignazio Locci, Presidente del CAL e sindaco di Sant’Antioco, sottolinea come la dimensione temporale dell’anno finanziario comunale sia un vincolo stringente, che richiede una visione strategica pluriennale.
Un incremento strutturale delle risorse regionali, accompagnato da una programmazione certa e affidabile, è dunque essenziale.
Ma le sfide che affliggono il territorio sardo sono molteplici e interconnesse: la fragilità del sistema sanitario territoriale, l’esodo verso i centri urbani, il crollo demografico, e soprattutto la necessità di una riforma radicale del sistema scolastico, richiedono un impegno congiunto e coordinato tra Regione ed enti locali.
L’assessore agli Enti locali, Francesco Spanedda, evidenzia l’importanza di un’analisi approfondita del fondo unico e delle modalità di erogazione, alla luce di processi cruciali come l’associazione di funzioni tra enti diversi e la ridefinizione del ruolo delle province.
La discussione non può limitarsi all’aspetto quantitativo delle risorse, ma deve abbracciare una riflessione più ampia sulla governance del territorio, sulla ripartizione delle competenze e sulla necessità di costruire un modello di sviluppo più equilibrato e sostenibile per l’intera Sardegna.
Il futuro delle autonomie locali, in definitiva, passa per una partnership costruttiva e trasparente con la Regione, fondata su principi di responsabilità condivisa e di lungimiranza strategica.








