Usi Civici in Sardegna: Via a una Soluzione Regionale e Condivisa

La recente approvazione della risoluzione numero 4 nelle Commissioni Prima e Quarta del Consiglio Regionale segna un passo cruciale per affrontare una questione complessa e radicata nel tessuto socio-economico sardo: la gestione degli usi civici.
L’atto impegna la Giunta a designare rappresentanti regionali all’interno della Commissione paritetica Stato-Regione, con il compito di elaborare una norma di attuazione dello Statuto che fornisca chiarezza e regolamentazione in materia.
Il nodo degli usi civici, che interessa ben 370.000 ettari, pari al 16% del territorio insulare, e coinvolge un numero considerevole di Comuni (347), si presenta come un retaggio storico che affonda le sue radici nel sistema feudale e che si è sedimentato attraverso decenni di interpretazioni normative contrastanti e spesso insufficienti.

La normativa nazionale, in particolare a seguito della legge 168 del 1989, ha progressivamente limitato l’autonomia regionale nell’ambito di questi interventi, attribuendo allo Stato la competenza in materia di tutela paesaggistica, anche su terreni soggetti a trasferimenti o liquidazioni di diritti derivanti dagli usi civici.
La risoluzione mira a superare questo stallo, promuovendo una procedura di co-pianificazione tra Regione e Stato.

L’obiettivo primario è definire un quadro normativo che concili l’esigenza regionale di garantire certezza giuridica alle situazioni consolidate – spesso frutto di pratiche consuetudinarie e attività produttive consolidate nel tempo – con il imprescindibile principio di tutela del paesaggio, valore intrinseco al patrimonio sardo e fondamentale per la sua identità culturale ed economica.
Come sottolineato durante la discussione in Aula dal consigliere Salvatore Corrias (Pd), la co-pianificazione rappresenta l’unica via percorribile per fornire risposte concrete a cittadini e imprese, spesso gravati da incertezze e contenziosi legati alla natura giuridica dei terreni ad uso civico.
L’approccio proposto non intende negare la necessità di una salvaguardia ambientale rigorosa, ma piuttosto integrare questa esigenza con la valorizzazione delle attività economiche e sociali che si sviluppano nel territorio, riconoscendo il ruolo cruciale che gli usi civici hanno storicamente avuto nella vita delle comunità sarde.
Il dibattito consiliare ha evidenziato la complessità della questione, con interventi che hanno ripercorso la sua evoluzione storica, ne hanno sottolineato le implicazioni socio-economiche e ne hanno evidenziato le diverse sensibilità politiche.
La necessità di un aggiornamento delle mappature catastali, come sottolineato dai consiglieri Antonello Floris e Franco Mula (Fratelli d’Italia), è unanimemente riconosciuta come un passo imprescindibile per una gestione trasparente ed efficace del territorio.
Il consigliere Roberto Li Gioi (M5s) ha prospettato una visione positiva, interpretando gli usi civici come un’opportunità di sviluppo sostenibile, mentre Maria Laura Orrù (Alleanza Verdi Sinistra) ha ribadito l’importanza di una collaborazione leale e costruttiva tra Stato e Regione, anche in relazione ai vincoli paesaggistici e ambientali.
L’approvazione dell’emendamento presentato dal consigliere Gianluigi Piano (Pd), che prevede la rendicontazione periodica della Commissione paritetica al Consiglio e alle Commissioni competenti, rafforza il processo di trasparenza e partecipazione, garantendo un monitoraggio costante dell’attività della Commissione e un coinvolgimento attivo delle istituzioni regionali.

Con il via libera dell’Aula, la questione degli usi civici approda formalmente al tavolo di confronto Stato-Regione, con la speranza di definire un quadro normativo chiaro e condiviso che ponga fine a incertezze, blocchi procedurali e contenziosi, liberando risorse umane ed economiche per lo sviluppo sostenibile del territorio sardo.

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