L’assistenza alle persone affette da demenza e ai loro familiari richiede un ripensamento radicale dell’approccio clinico, superando la tradizionale focalizzazione meramente farmacologica per abbracciare una visione olistica e multidisciplinare.
L’ospedale Cardarelli di Campobasso ha intrapreso un percorso innovativo in questa direzione, integrando un modello di cura che pone al centro la persona, la famiglia e il supporto psicologico, accanto agli interventi medici.
Il cuore di questa iniziativa risiede nel Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze di secondo livello, diretto da Nicola Iorio, dove la presenza di una neuropsicologa arricchisce significativamente l’offerta di servizi.
Questo ruolo specialistico rappresenta una pietra miliare: la neuropsicologa non si limita a somministrare test, ma interpreta i risultati nel contesto della storia del paziente, formulando ipotesi diagnostiche complesse e proponendo strategie di intervento personalizzate.
L’iter diagnostico è strutturato per garantire la massima accuratezza e tempestività.
Oltre alle fondamentali visite neurologiche, l’approccio neuropsicologico approfondito permette di discernere le sottili sfumature tra le diverse forme di demenza, distinguendo con precisione l’Alzheimer da altre patologie cognitive degenerative, come le demenze vascolari o quelle frontotemporali.
La diagnosi precoce, resa possibile da questa valutazione dettagliata, è cruciale: permette di intervenire tempestivamente, rallentando la progressione della malattia e massimizzando la qualità della vita del paziente.
Il modello terapeutico non si limita agli interventi farmacologici, riconoscendone i limiti e gli effetti collaterali potenziali.
Al contrario, l’attenzione si concentra sulle terapie non farmacologiche, considerate fondamentali per il benessere psico-sociale del paziente.
La stimolazione cognitiva, declinata in attività individuali e di gruppo, mira a preservare le funzioni cognitive residue, promuovendo l’autostima e il senso di realizzazione.
Parallelamente, i percorsi di psicoeducazione, specificamente pensati per i caregiver, offrono strumenti pratici e strategie di coping per affrontare le sfide quotidiane, alleviare lo stress e prevenire il burnout.
Questi incontri rappresentano un sostegno vitale per le famiglie, spesso isolate e sopraffatte dalla complessità della malattia, fornendo un’occasione di confronto, condivisione di esperienze e apprendimento di tecniche di gestione del carico assistenziale.
L’introduzione di questo approccio multidisciplinare non è semplicemente un’aggiunta di servizi, ma una vera e propria trasformazione del modo di concepire l’assistenza alle persone con demenza, focalizzata sulla centralità della persona, sulla valorizzazione delle sue potenzialità e sulla creazione di una rete di supporto che coinvolga pazienti, famiglie e professionisti sanitari.
L’obiettivo ultimo è quello di migliorare la qualità della vita non solo del paziente, ma anche di coloro che lo accompagnano nel suo percorso.

