L’AI contro la “Sindrome delle Scartoffie”, la burocrazia aziendale come tassa occulta sul benessere e sulla produttività

Nicola Laganà Vicepresidente del Marketing di Factorial approfondisce, con Adnkronos Tech&Games, i risultati emersi dal report “
The Human Side of the AI Revolution
”di Factorial presentato all'AI Week di Milano, spiegando come il marketing possa trasformare freddi dati economici in leve di cambiamento e in che modo l'intelligenza artificiale integrata possa superare il paradosso di una digitalizzazione frammentata, rimettendo al centro la salute organizzativa e il valore del tempo delle persone. 
Il report parla di una perdita fino a 530mila euro l'anno per le aziende di 100 dipendenti: come si trasforma un dato economico così freddo in un messaggio di marketing capace di colpire i decisori aziendali e spingerli al cambiamento?
 "Quello che ci ha colpito fin dall'inizio della ricerca è che il costo della burocrazia interna è un fenomeno estremamente diffuso, ma raramente viene percepito come un vero problema economico. Le aziende monitorano con attenzione molte voci di spesa, mentre il costo della complessità amministrativa tende a rimanere invisibile, anche quando incide ogni giorno sulla competitività dell'organizzazione. La cifra di 530mila euro serve proprio a dare una dimensione concreta a qualcosa che normalmente non compare nei bilanci come costo diretto, ma che pesa in modo significativo sul funzionamento delle imprese.
 
Detto questo, il dato economico rappresenta solo una parte del problema. L'aspetto più rilevante riguarda il valore che le aziende non riescono a generare quando una quota importante del tempo viene assorbita da attività che non contribuiscono alla crescita del business. Quando l'operatività prende il sopravvento, diventa più difficile dedicare attenzione a ciò che fa davvero la differenza. Con la campagna "Scartoffie" abbiamo cercato proprio di rendere visibile questo paradosso, trasformando un dato in qualcosa che molti professionisti riconoscono immediatamente come parte della propria esperienza quotidiana."  

Nicola Laganà, Vicepresidente del Marketing di Factorial

  

 
Con la campagna "Scartoffie" avete scelto l'ironia insieme a Fuego Camina Conmigo, una scelta coraggiosa per un tema noioso, quindi quali sono state le sfide comunicative principali e che riscontri state avendo?
 
"La sfida principale è stata trovare un modo diverso di raccontare un tema che normalmente viene affrontato con un linguaggio tecnico o istituzionale. Insieme a Fuego Camina Conmigo siamo partiti da un'osservazione molto semplice: tutti parlano di trasformazione digitale, ma raramente si racconta l'esperienza concreta di chi ogni giorno deve confrontarsi con procedure, approvazioni e processi che rallentano il lavoro.
 
Da qui nasce l'idea dare un nome a qualcosa che tutti sperimentano ma che nessuno aveva mai definito prima: la “Sindrome da Scartoffie”, rendendola immediatamente riconoscibile senza banalizzarla. L'ironia ci ha permesso di affrontare il tema in modo più immediato e coinvolgente, ma era fondamentale che fosse sostenuta da contenuti solidi. Per questo la campagna e il report sono stati sviluppati in parallelo: volevamo che i dati dessero credibilità al racconto e che il racconto rendesse i dati più accessibili.
 
I riscontri ricevuti finora ci confermano che questa scelta ha funzionato. Il tema è stato percepito come rilevante ben oltre il perimetro delle funzioni HR o tecnologiche, perché tocca una realtà con cui molte persone si confrontano quotidianamente all'interno delle organizzazioni."
 
Il 67% dei manager usa già l'AI ma in modo informale e frammentato, alimentando il paradosso della digitalizzazione, perciò come si muove il marketing di Factorial per educare le imprese a passare da un uso spontaneo a una vera integrazione dei processi?
 "Uno dei dati più interessanti emersi dalla ricerca è proprio questo apparente paradosso: da una parte l'intelligenza artificiale è già entrata nella quotidianità lavorativa di molti manager, dall'altra il carico burocratico continua a rappresentare un problema significativo. Questo ci dice che l'adozione della tecnologia, da sola, non è sufficiente a semplificare il lavoro.
 
Oggi molte persone utilizzano strumenti di AI nella propria attività quotidiana, ma spesso si tratta di iniziative individuali che non incidono realmente sul funzionamento dell'organizzazione. È uno dei motivi per cui la digitalizzazione non sempre produce i risultati attesi: la tecnologia viene introdotta, ma i processi restano sostanzialmente invariati. In questo senso la burocrazia non scompare, semplicemente cambia forma.
 
Come azienda cerchiamo quindi di spostare la conversazione dall'adozione all'integrazione. La domanda non è quante persone utilizzino l'intelligenza artificiale, ma quanto questa sia effettivamente integrata nel modo in cui l'azienda opera. Quando dati, processi e strumenti lavorano in modo coordinato, l'impatto diventa concreto e il tempo recuperato può essere reinvestito in attività che generano un valore reale per l'organizzazione." 
Il dato sul benessere è d'impatto, con il 64% dei manager pronto a lasciare il lavoro per lo stress da burocrazia, un elemento che spinge a chiederle se la salute organizzativa stia diventando un pilastro del vostro posizionamento di brand rispetto alla sola produttività.
 
"Credo che oggi sia sempre più difficile separare il tema della produttività da quello del benessere organizzativo. I dati della ricerca mostrano chiaramente che la burocrazia non produce soltanto inefficienza economica, ma ha un impatto directo sulla qualità della vita lavorativa delle persone. Stress, ansia, frustrazione e demotivazione non sono effetti collaterali marginali, ma influenzano il modo in cui le persone lavorano, collaborano e si relazionano con l'azienda.
 
Il fatto che quasi due manager su tre abbiano preso in considerazione l'idea di lasciare il proprio lavoro a causa del caos amministrativo è particolarmente significativo perché evidenzia come il problema non riguardi soltanto l'efficienza dei processi, ma la sostenibilità stessa dell'esperienza lavorativa.
 
In Factorial siamo convinti che la crescita delle aziende passi attraverso la crescita delle persone. Per questo il nostro obiettivo non è semplicemente aiutare le organizzazioni a fare le stesse cose in meno tempo, ma creare le condizioni affinché manager e team possano concentrarsi sulle attività che producono un impatto reale, sia per il business sia per le persone che ne fanno parte."
 
All'AI Week ha accennato alla necessità di liberare tempo in funzione di attività di valore, quindi quali saranno i prossimi passi della vostra strategia per dimostrare sul campo che gli strumenti integrati possono davvero eliminare l'alibi della burocrazia?
 "Stiamo assistendo a un'evoluzione molto interessante. Per anni il dibattito si è concentrato su come digitalizzare i processi esistenti, mentre oggi la sfida è capire come utilizzare l'intelligenza artificiale per ridurre concretamente il peso delle attività amministrative che assorbono tempo senza creare valore.
 
La direzione che vediamo è quella di strumenti sempre più integrati e capaci di gestire direttamente una parte dei flussi operativi, nel rispetto delle regole e delle procedure definite dall'azienda. Questo non significa sostituire il contributo umano, che resta fondamentale nelle decisioni e nella gestione delle persone, ma liberarlo da una parte del carico burocratico che oggi limita la sua capacità di generare valore.
 
I risultati della ricerca ci mostrano quanto questo tema sia rilevante. Sei manager su dieci dichiarano che la burocrazia li distoglie da attività ad alto valore e, se potessero recuperare quel tempo, lo investirebbero soprattutto in formazione, sviluppo e attività strategiche. È un dato che racconta molto bene la sfida che le aziende hanno davanti: non si tratta semplicemente di lavorare più velocemente, ma di creare le condizioni perché persone e organizzazioni possano dedicare più energie a ciò che contribuisce realmente alla crescita del business." 
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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