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Canavese Cultura

Nomaglio riscopre Guido Busca: inaugurate due mostre dedicate alla memoria e alla dignità delle vittime del nazifascismo

Grande partecipazione di pubblico e istituzioni per l'apertura delle esposizioni "Guido Busca - Una ricerca sulla vita" e "Il lager a due passi da casa". Un progetto internazionale che unisce Italia e Germania nel segno della memoria, della pace e della responsabilità.

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Un pomeriggio di intensa partecipazione e profonda emozione ha accompagnato l'inaugurazione delle mostre dedicate alla memoria di Guido Busca e ai luoghi della deportazione nazista. A Nomaglio istituzioni, associazioni, studenti italiani e tedeschi hanno ribadito l'importanza di custodire la storia affinché tragedie simili non possano più ripetersi.

Una comunità unita nel ricordo

La sala che ospita le due esposizioni si è riempita di cittadini, amministratori e rappresentanti delle istituzioni, confermando il forte interesse suscitato dal progetto culturale promosso dal Comune di Nomaglio.

A portare il saluto della Regione Piemonte è stata la consigliera e presidente della Commissione Cultura Paola Antonetto, mentre per la Città Metropolitana di Torino è intervenuta la consigliera Sonia Cambursano, sindaca di Strambino.

Presenti anche numerosi sindaci del territorio – Andrate, Bollengo, Cascinette d'Ivrea, Chiaverano, Salassa, Settimo Vittone e Strambino – che hanno partecipato indossando la fascia tricolore per accogliere ufficialmente la delegazione proveniente dalla Germania, composta da studenti, insegnanti e funzionari del Landesamt für Denkmalpflege, l'Ufficio del Land per la tutela dei beni culturali.

Il ritorno simbolico di Guido Busca nella sua terra

Uno dei momenti più significativi della cerimonia è stato dedicato alla figura di Guido Busca, originario di Nomaglio e vittima della deportazione nazista, la cui storia è stata ricostruita grazie a un lungo lavoro di ricerca svolto da studenti e docenti tedeschi.

La sindaca Ellade Peller ha definito l'esposizione un'occasione per «riportare a casa un figlio di questa terra, fino a ieri sconosciuto e che oggi riscopriamo come un uomo coraggioso, restituendo alla comunità la sua storia e a lui la dignità che gli era stata sottratta».

"Il lager a due passi da casa": la memoria custodita nei luoghi

Nel presentare la mostra "Il lager a due passi da casa", Christian Bollacher, responsabile del sistema informativo sui beni culturali del Landesamt für Denkmalpflege, ha sottolineato come il terrore nazista non fosse confinato ai grandi campi di concentramento più noti, ma fosse diffuso anche in luoghi vicini alla vita quotidiana delle comunità.

Le tracce lasciate da quei crimini – edifici, fabbriche dove i deportati furono costretti al lavoro forzato, fosse comuni e reperti archeologici – rappresentano oggi testimonianze fondamentali da preservare.

Secondo Bollacher, la tutela di questi luoghi non ha soltanto un valore storico, ma costituisce uno strumento indispensabile per trasmettere alle nuove generazioni il significato della memoria e della democrazia.

«Dietro ogni oggetto e ogni testimonianza materiale c'erano persone reali, con una famiglia, un nome e una vita spezzata dalla violenza del regime nazionalsocialista», ha ricordato durante il suo intervento.

Da un numero a una persona: la storia di Guido Busca

Particolarmente toccante anche il discorso del professor Martin Kohler, che insieme alla collega Christina Frischholz e agli studenti della Realschule di Eberbach ha coordinato il lavoro di ricerca culminato nella mostra "Guido Busca – Una ricerca sulla vita".

Attraverso documenti d'archivio, lettere manoscritte e testimonianze, il gruppo di lavoro è riuscito a ricostruire la vicenda umana di Guido Busca.

«Da un semplice numero di matricola è tornato a essere una persona», ha spiegato Kohler, evidenziando come il progetto abbia insegnato agli studenti che dietro ogni documento storico esiste un destino umano.

La memoria come responsabilità verso il futuro

Nel suo intervento il docente tedesco ha richiamato alcune delle riflessioni più significative del Novecento.

Ha ricordato la celebre frase contenuta nella Costituzione dell'UNESCO, secondo cui «le guerre nascono nella mente degli uomini ed è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace», sottolineando come la pace inizi molto prima della fine dei conflitti, attraverso l'educazione, il dialogo e il rispetto reciproco.

Kohler ha poi citato Primo Levi e il suo monito senza tempo: «È accaduto, quindi può accadere di nuovo», ricordando che libertà, democrazia e dignità umana non sono conquiste definitive, ma valori da difendere ogni giorno.

Secondo il professore, il rischio più grande non è soltanto l'oblio della storia, bensì l'indifferenza. Proprio per questo il progetto rappresenta un esempio concreto di collaborazione europea capace di trasformare la memoria in responsabilità condivisa.

Le mostre visitabili fino al 5 ottobre

Nel concludere la cerimonia, la sindaca Ellade Peller ha invitato cittadini, scuole e associazioni a visitare le esposizioni, sottolineandone il valore culturale ed educativo.

Le mostre resteranno aperte fino al 5 ottobre e saranno visitabili ogni sabato e domenica dalle 16.30 alle 18.30. Durante le aperture sarà presente Ferdinando Busca, nipote di Guido, che ha collaborato attivamente alla ricostruzione della vicenda familiare mettendo a disposizione fotografie e documenti. Negli altri giorni sarà possibile organizzare la visita contattando il Comune.

La sindaca ha infine affidato alle parole del professor Kohler il messaggio conclusivo dell'iniziativa: che la memoria possa continuare a suscitare domande, favorire incontri e costruire ponti tra le persone.

Perché restituire un nome e una storia a Guido Busca significa non soltanto rendere giustizia al passato, ma anche rafforzare la responsabilità collettiva di difendere ogni giorno i valori della libertà, della dignità umana e della pace.

Fonte: Adnkronos
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